Elena Majoni in tv nella trasmissione di Giletti (LaPresse)
Elena Majoni in tv nella trasmissione di Giletti (LaPresse)

Ravenna, 24 marzo 2017 –  Ha gli occhi di un azzurro chiarissimo e sembra una ragazzina di neanche vent’anni Elena Majoni. Forse anche grazie alla t-shirt e ai jeans che ha addosso. Parla velocemente e gesticola, poi si ferma, chiude gli occhi e rimette in ordine i pensieri: vuole essere certa di dire le cose giuste, quelle che possano aiutare le persone a capire cos’ha realmente vissuto negli ultimi anni. Violinista di talento, ex moglie del regista Gabriele Muccino, da cui ha avuto un figlio che oggi ha 13 anni, Elena Majoni, 42 anni, vive a Ravenna.

Ha deciso di parlare dopo anni di silenzio.  Ha raccontato le violenze che avrebbe subìto dall’ex marito (con una lesione al timpano di un orecchio), le persecuzioni, i sacrifici e il dolore taciuti per proteggere il bambino. Lo ha fatto dopo che una sentenza della Corte d’appello di Bologna le ha concesso l’affidamento esclusivo del figlio avuto con il regista. Un traguardo raggiunto dopo anni di battaglia legale, difficoltà e sofferenze. Ma anche di attestati di stima e dimostrazioni di amicizia, come quella del grande compositore Ennio Morricone, con il quale Elena ha lavorato a lungo, che ha scritto una lettera a suo favore inserita tra gli atti del processo. Dal 2010 vive a Ravenna dove ha sposato Nicola Peruch, musicista che in questi giorni è negli Stati Uniti in tournée con Zucchero. Da lui ha avuto un secondo figlio che ha 5 anni.

Elena lei in questi anni non ha mai fatto parola della sua vicenda con Gabriele Muccino. È stato difficile rimanere in silenzio?

«In realtà è stato più difficile parlare adesso che rimanere in silenzio tutto questo tempo. Avevo costruito una cortina di protezione attorno a mio figlio, e finché è stato piccolo sono riuscita a tenerlo lontano dalle foto del padre sui giornali, dalle interviste con mezze frasi, allusioni».

Perché ha deciso di parlare proprio adesso?

«Ora c’è una sentenza definitiva. Non chiacchiere o un mio punto di vista, ma la sentenza di un tribunale. Però non è solo questo il motivo».

Cos’altro allora?

«Mio figlio è diventato grande. Si rende conto di cosa accade. Ha voluto spiegazioni su questo mio silenzio, ha cominciato a pretendere che alzassi la testa. A questo punto era necessario parlare».

Lei ha ottenuto l’affido esclusivo di suo figlio. Un fatto raro.

«In questi anni di battaglia legale entrambi i nuclei familiari, il mio e quello del mio ex marito, sono stati oggetto di una perizia psicologica, sono stati sotto osservazione. Per fugare ogni dubbio non è stato lasciato niente di intentato. Alla fine ho ottenuto l’affido esclusivo».

Cosa vorrebbe dire alle donne vittime di violenza?

«Tacere è quasi come essere complici. A mio figlio ho voluto trasmettere un messaggio, e cioè che si può sbagliare, avere paura, ma non si può stare zitti».

Quali sono stati i momenti più difficili in questi anni?

«Il mio primo figlio è splendido. Va bene a scuola, ha tanti amici e va in barca a vela, al Cvr di Marina. È stato nella nazionale di vela e ora ha cambiato categoria, passando dall’Optimist al Laser. Viaggia tanto per le gare. Bene, ogni volta per me era un incubo perché il padre non dava il consenso, così toccava andare dal giudice tutelare per l’autorizzazione. Ora è stato convocato per il campionato europeo. Quando vado in questura per i documenti penso ‘ci vuole solo la mia firma’, e non mi sembra vero».

Lei è nata a Roma, perché ha deciso di venire a Ravenna?

«Mio marito è di Ravenna. Nicola e io ci siamo conosciuti a Roma dove lavoravamo entrambi in Rai. All’inizio venivo solo in estate a Marina di Ravenna».

Poi cos’è accaduto?

«Un giorno in treno verso Roma, mio figlio maggiore avrà avuto 4 o 5 anni, mi ha detto ‘Come vorrei che il mondo fosse Ravenna’. Quella frase mi è rimasta impressa. A Roma dopo il divorzio dal mio primo marito non avevo più una casa, mia madre era partita per il suo paese, la Bulgaria. Allora mi sono chiesta se avevo la possibilità di trasferirmi, perché all’epoca avevo l’affido congiunto. Ho contattato l’avvocato Rosella Festa. Da quel momento lei e la collega Virginia Lusa, del Foro di Bologna, sono state le mie preziose alleate».

Mai avuto ripensamenti sul trasferimento?

«Qui mi trovo bene. In questa città ho capito di poter avere una vita meno ‘inquinata’ che a Roma. Ho trovato una persona meravigliosa, mio marito Nicola, e la sua famiglia, altrettanto eccezionale».

Dopo l’intervista in tv le persone intorno a lei hanno cambiato atteggiamento?

«Ho incrociato qualche sguardo curioso. Alcune persone che conosco per delicatezza non hanno detto niente. Altri invece mi hanno detto che sono stata coraggiosa».

Lei ha suonato con tutti i più grandi cantanti e musicisti italiani. Sta lavorando a qualche nuovo progetto?

«Negli ultimi anni il lavoro, a dire la verità, l’ho messo un po’ da parte. Provengo da una famiglia di musicisti immensi, mia madre si è diplomata al celebre conservatorio di Mosca. Anche i miei nonni erano musicisti. Ho lavorato con chiunque, la prima tourné da solista l’ho fatta negli Stati Uniti a 20 anni. Ora oltre al violino suono la viola. Ho suonato con mio marito e ho avuto una collaborazione con i Sacri Cuori. Vedremo».