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15 mag 2022

Riforma ordinamento giudiziario, domani i magistrati in sciopero

L’assocIazione che raggruppa le toghe ritiene che così venga profondamente alterata la fisionomia della giurisdizione

Due magistrati (. foto di repertorio
Due magistrati (. foto di repertorio
Due magistrati (. foto di repertorio

Con la mozione unitaria del 30 aprile scorso, approvata all’esito di un ampio dibattito, l’Anm (associazione nazionale dei magistrati) ha deliberato di astenersi domani dalle funzioni giurisdizionali – si legge in una nota della sottosezione di Ravenna - per protestare contro il testo della riforma dell’ordinamento giudiziario, da poco approvato alla Camera e in procinto di passare all’esame del Senato.

L’Anm – prosegue la nota - ritiene infatti che la riforma in atto alteri profondamente la fisionomia della giurisdizione e che, annunciata per combattere il correntismo, sia divenuta di fatto una riforma disinteressata a preservare la qualità dei provvedimenti, dato che, nella sua logica efficientista, mortifica il valore della funzione giudiziaria intesa come presidio di diritti e garanzia di tutela dei cittadini, esaspera la competizione fra i colleghi e lascia immutati proprio quegli ambiti di amplissima discrezionalità consiliare che si prestano alle distorsioni per logiche di potere e di appartenenza correntizia tipiche del recente passato. Innanzitutto l’Anm respinge con forza ogni ipotesi di separazione delle funzioni, evidente preludio della separazione delle carriere. La riforma prevede infatti una significativa limitazione del passaggio di funzioni tra la magistratura giudicante e la magistratura requirente.

Altro profilo problematico è quello che attiene alla istituzione del cosiddetto fascicolo della performance, che introduce un criterio di valutazione basato sulla conferma dei provvedimenti nei gradi successivi ed è dunque basato su aberranti percentuali di ‘successo’. Ulteriore nodo problematico concerne la previsione di riconoscere alla componente laica degli avvocati che fanno parte del Consiglio giudiziario e del Consiglio direttivo, oltre che di presenziare alle sedute, anche di esprimere un voto sul magistrato in valutazione. Molte delle norme approvate alla Camera - conclude la nota - hanno un valore simbolico di rivalsa contro la magistratura. Dunque serve una risposta altrettanto simbolica come lo sciopero.

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