MARCO BILANCIONI
Cronaca

Saluti romani per Ettore Muti a Ravenna: prosciolti i due accusati, il processo non si farà

Si tratta di Domenico Morosini (proprietario di Villa Carpena) e Mirko Santarelli (già organizzatore di adunate a Predappio). La difesa: “Diritto di commemorare i fascisti”. La consulta antifascista: “Decisione che lascia amareggiati e interdetti”

Mirko Santarelli, già presidente degli Arditi di Ravenna, durante una commemorazione di Ettore Muti a Ravenna

Mirko Santarelli, già presidente degli Arditi di Ravenna, durante una commemorazione di Ettore Muti a Ravenna

Ravenna, 12 giugno 2024 – Non ci sarà, il processo per i saluti romani che nell’agosto 2020, a Ravenna, commemorarono il gerarca fascista Ettore Muti. L’udienza pre-dibattimentale in tribunale a Ravenna si è conclusa con il ‘non luogo a procedere’, in sostanza un proscioglimento, per i due accusati: Domenico Morosini, imprenditore lombardo proprietario di Villa Carpena a Forlì (l’abitazione che fu della famiglia Mussolini), e Mirko Santarelli, faentino, già responsabile degli Arditi di Ravenna, per anni organizzatore delle adunate in memoria del duce a Predappio.

I due militanti erano accusati di aver violato l’articolo 2 della Legge Mancino, ovvero la propaganda di ideologie razziste. La giudice Antonella Guidomei ha ritenuto che non ci fossero gli estremi per il processo. Da questo punto di vista, nell’interpretazione della difesa, è stato decisivo il pronunciamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione dello scorso gennaio (la sentenza è stata depositata poi in aprile). In seguito a quel parere, la stessa Procura di Ravenna aveva modificato l’accusa, che in un primo momento contestava anche la violazione della legge Scelba (apologia di fascismo). Si tratta di una delle primissime decisioni in Italia di questo tipo, certamente la prima in Romagna. 

Esulta Francesco Minutillo, avvocato di Mirko Santarelli: “Siamo riusciti a non andare neppure a processo”. E parla di “diritto a commemorare i nostri martiri e defunti seguendo il rito fascista”, che prevede appunto il saluto romano e il ‘presente’. “Non posso nascondere con questa soddisfazione professionale di aver vissuto anche anche un momento di vera commozione, pensando e sperando che sia finita la stagione della persecuzione giudiziaria”. Minutillo ragiona che “perché ci fosse la propaganda di ideologia razzista sarebbe stato necessario dimostrare che l’associazione razzista esisteva ancora nell’attualità”. E valuta, dopo aver letto le motivazioni, “di chiamare l’associazione filopartigiana autrice dell’esposto a risarcire i danni”. Perché, secondo Minutillo, “chi d’ora in poi avrà l’ardire di denunciare chi compie il saluto romano durante una commemorazione, a Ravenna, a Predappio o ad Acca Larentia, lo farà nella temeraria consapevolezza di accusare un innocente”. 

Si dice “interdetto e amareggiato” invece Andrea Maestri, avvocato che rappresenta la consulta provinciale antifascista di Ravenna. Che sottolinea “la pubblica, reiterata, ostentata esaltazione non di una figura qualunque ma di Ettore Muti, squadrista e segretario del Partito nazionale fascista. Chiare le finalità di esaltazione ideologica e di proselitismo”. E ricorda che “il saluto romano e il ‘presente’ sono per la Cassazione oggettivamente riconducibili al rituale fascista, come previsto dagli articoli 3 e 9 del regolamento del Partito nazionale fascista”. Infine un’osservazione: “Da cittadino e da giurista, non vorrei crescere i miei figli in un paese in cui si possa liberamente e impunemente esaltare uno squadrista fascista come Ettore Muti, fare la chiamata del presente e il saluto romano. Un paese in cui due leggi vigenti, la Legge Scelba e la legge Mancino, dighe giuridiche erette in difesa dei valori democratici e costituzionali, di fatto sono disattese”.