Matteo Salvini con Massimo Casanova al Papeete
Matteo Salvini con Massimo Casanova al Papeete

Milano Marittima (Ravenna), 13 luglio 2020 - Non è più il ministro dell’Interno, non è il più il Matteo Salvini di un anno fa, quello all’apice tra mojito, cubiste e inno di Mameli in versione dance. Ma quando il leader del Carroccio fa tappa a Milano Marittima, selfie e bagno di folla sono assicurati. È un Salvini soltanto in versione turista e papà, mentre tiene per mano la sua bimba e la porta a fare il bagno nella piscina dell’hotel Miami Beach, ’confinante’ col Papeete.

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Sorridente mentre ascolta i consigli degli ammiratori in coda con i cellulari per fermare il momento, cordiale quando accetta di intavolare una (breve) chiacchierata balneare col cronista che lo avvista per caso e poi lo punta. "Argomenti locali, ma non troppo", precisa. Allora partiamo da qui e dall’isola della movida di Milano Marittima, la quale anziché risolvere il problema assembramenti lo ha accentuato. Salvini annuisce: "Guarda, ho fatto un giro in centro ieri sera, ho visto che trattano i ragazzi come buoi, scene da transumanza". Il tappo che si crea agli accessi non è sfuggito al numero uno della Lega: "Tra l’altro – aggiunge – è pure pericoloso, perché se metti transenne ovunque è logico che blocchi tutto. Qui la gente sta dimostrando di avere testa e buon senso, ma questa non penso sia la soluzione più intelligente per garantire il distanziamento sociale".

Parla da sotto l’ombrellone, a torso nudo, Matteo Salvini. E dice di non avere alcun imbarazzo a tornare sul ’luogo del delitto’, dove aprì la crisi di governo: "La Romagna è una terra stupenda, qui torno e tornerò sempre". Ci spostiamo su Ravenna city . Fra un anno o poco più si vota e l’opposizione è spaccata. Che fare per invertire la rotta? "L’obiettivo – annuncia – è ricompattarsi a Ravenna come abbiamo fatto a Forlì e avere una candidatura forte, con una squadra compatta per vincere per la prima volta nella storia anche a Ravenna. Dove i problemi di lavoro che sta creando questo governo sono devastanti".

E aggiunge, sempre sulle opposizioni mai così litigiose: "Ognuno dovrà rinunciare a qualcosa per il bene comune. E sono fiducioso". Forlì la cita spesso. Soprattutto in riferimento a un tema sul quale non si sbilancia troppo. Quello relativo allo smacco della mostra su Dante che gli Uffizi hanno voluto ai musei San Domenico, piuttosto che al Mar. Una sconfitta di Ravenna o una vendetta di Firenze per la mancata restituzione delle ossa?

"Non entro nei dibattiti culturali locali. Io adoro la Romagna, il suo popolo e la sua comunità sono incredibili. Posso dire che stamattina, facendo due passi qui, ho trovato tanti forlivesi contenti. Penso che l’amministrazione di Forlì stia dando ottimi segnali, quella di Ravenna un po’ meno".