Vincenzo Secondo Melandri
Vincenzo Secondo Melandri

Ravenna, 18 settembre 2020 - Cinquanta milioni di euro sono stati sequestrati all'imprenditore russiano Vincenzo Secondo Melandri, il re del vino, recentemente condannato a 9 anni e mezzo di reclusione per associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio nell’ambito della inchiesta 'Malavigna'. Questo è l'esito dell'inchiesta della Dia di Bologna che, insieme ai colleghi di Firenze e Brescia, ha eseguito il sequestro in Emilia- Romagna e Lombardia emesso dal Tribunale di Bologna su proposta del Procuratore di Ravenna Alessandro Mancini e del pm Lucrezia Ciriello.

L'attività ha interessato 74 immobili, tra fabbricati e terreni situati in Emilia Romagna e Lombardia, numerose partecipazioni societarie e compendi aziendali, 9 autoveicoli (tra cui 5 d’epoca), nonché 20 rapporti bancari, di cui uno presso un istituto bancario di San Marino.

Melandri nel 2012 era stato già coinvolto nell’operazione 'Baccus', coordinata dalla Dda di Bari, riguardante la criminalità organizzata cerignolana, all’esito della quale la locale Corte di Appello lo aveva condannato a 4 anni di reclusione, per reati associativi finalizzati alla truffa aggravata e ai reati fiscali.

Nel 2017 era stato, invece, arrestato dalla Dia di Bologna nell’ambito della citata operazione “Malavigna”, coordinata dalla Procura di Ravenna, che aveva consentito di disarticolare un gruppo criminale specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali di provenienza illecita e nelle frodi fiscali, perpetrate mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. L’attività aveva consentito di arrestare oltre al Melandri, ritenuto a capo del sodalizio, anche i cerignolani Gerardo Terlizzi, fratello del più noto Giuseppe, reggente dell’ex-clan Piarrulli-Ferraro, e i fratelli Pietro e Giuseppe Errico, anch’essi pregiudicati vicini al citato clan (operante nella provincia di Foggia).

Con quest'ultimo decreto, il Tribunale di Bologna, nel condividere le risultanze degli accertamenti patrimoniali e finanziari svolti dalla Dia, ha evidenziato la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni nella sua disponibilità.