ANDREA COLOMBARI
Cronaca

Sgominata la banda dei bulli: "Abbiamo paura, mio figlio vuole ritirare la denuncia"

L’angoscia della madre di un 21enne pestato il 10 dicembre in un bar di Faenza. Ora la rosa degli accusati per i due episodi contestati potrebbe allargarsi.

Sgominata la banda dei bulli: "Abbiamo paura, mio figlio vuole ritirare la denuncia"

Sgominata la banda dei bulli: "Abbiamo paura, mio figlio vuole ritirare la denuncia"

Ravenna, 19 febbraio 2024 – Era preoccupata per la sorte del figlio 21enne il quale giusto il giorno prima aveva denunciato il pestaggio subito il 10 dicembre scorso in un bar di Faenza facendo nomi e cognomi di chi lo aveva aggredito (prognosi di 7 giorni). E così lei aveva chiamato in Commissariato per dirsi angosciata di trovarsi "in una situazione molto pericolosa perché abbiamo paura: è gente che minaccia e si vendica e potevano uccidere mio figlio… non vogliamo che si sappia che noi abbiamo fatto i nomi perché anche mia figlia ha il terrore di girare per Faenza… mio figlio che è in casa che non sta bene vuole ritirare la denuncia".

Parole, quelle usate da una madre, che danno conto del livello di timore provato nei confronti del gruppo ora individuato dalla polizia (Anticrimine manfredo coadiuvato in fase di notifica dalla squadra Mobile ravennate) e sul quale sabato mattina sono scattate dieci misure cautelari emesse dal gip Andrea Galanti su richiesta del pm Raffaele Belvederi per lesioni pluriaggravate in concorso: due arresti ai domiciliari e otto obblighi di dimora con permanenza domiciliare tra le 19 e le 7.

Sono tutti residenti a Faenza e di età comprese tra i 20 e i 26 anni: si tratta di italiani e di extracomunitari di seconda generazione. Tra gli indagati figurano inoltre due minorenni. Ma la rosa degli accusati per i due episodi contestati (l’altro pestaggio sempre ai danni di un 21enne risale al 22 ottobre: prognosi di 40 giorni) potrebbe allargarsi visto che alcuni testimoni hanno riferito di una ventina di ragazzi in azione. Un "vero e proprio branco" – secondo le parole usate dal gip –, dunque con la conseguente capacità di indurre angoscia nelle vittime. Non a caso, sempre per l’accusa, il 21enne picchiato il 10 dicembre per un regolamento di conti legato a un episodio verificatosi a settembre durante la festa delle scuole, il giorno dopo la denuncia, "non reggendo il peso della responsabilità", aveva rimesso la querela contro i propri aggressori.

Dalle verifiche degli investigatori, è uscito un ulteriore particolare sulla vicenda, questa volta legato alle auto con le quali i sospettati erano stati visti allontanarsi dopo il primo pestaggio di ottobre: una Volkswagen e una Peugeot: la seconda in effetti ricondotta nella disponibilità di uno degli indagati anche se intestata ad altra persona. E la prima nella disponibilità di altri due degli indagati, peraltro entrambi senza patente, anche se pure in questo caso intestata ad altra persona.

Nel complesso, il giudice ha fin qui tratteggiato episodi caratterizzati da "crassa violenza" per mano di quello che più che gruppo sarebbe "forse meglio chiamarlo banda". A formarla, un folto numero di giovani: alcuni incensurati, altri già "criminali comuni inseriti nella microcriminalità". Il risultato è stato esplosivo: atti di vile bullismo, di prevaricazione, di soprusi o di vere e proprie violenze selvagge – così le ha descritte il gip –. Una leva per conquistare a suon di prepotenze una "sinistra notorietà" sui social, nel passaparola e tra i frequentatori della vita notturna faentina. A margine di tutto esistono pure segnalazioni anonime di altri pestaggi o "atti di soperchieria" non denunciati per timore di ritorsioni. E si torna qui ad esempio all’angoscia espressa dalla madre del 21enne pestato.