Sul posto il 31 luglio intervennero i carabinieri (foto di repertorio Corelli)
Sul posto il 31 luglio intervennero i carabinieri (foto di repertorio Corelli)

Cervia (Ravenna), 18 febbraio 2020 - Erano seduti al tavolino del bar e stavano bevendo birra, come una normale comitiva di giovani. Dal nulla – complice forse il troppo alcol – si è scatenato l’inferno, con pugni e i bicchieri usati come armi per colpirsi. Un 26enne di Ravenna residente a Bellaria, difeso dall’avvocato Luca Berger, ora è a processo per lesioni. Quelle provocate nel pomeriggio del 31 luglio 2017, all’interno del bar Artusi nella piazza omonima, a un 35enne di origine albanese residente a Cervia, parte civile con la tutela dell’avvocato Antonio Giacomini di Forlì. Trasportato al pronto soccorso di Ravenna, dopo una prognosi inizialmente riservata furono diagnosticate la frattura del naso, la sub amputazione di un dito a causa di un morso e altre ferite per una prognosi complessiva di un mese.

A ricostruire il fatto furono i carabinieri del nucleo radiomobile di Cervia Milano Marittima, ieri sentiti davanti al viceprocuratore onorario Pietro Plachesi e al giudice Tommaso Paone. A chiedere l’intervento dei militari fu una barista in quanto due avventori si stavano picchiando selvaggiamente. Ad avere la peggio fu il 35enne, che si presentò all’ingresso dell’attiguo punto Snai e che poco prima era andato in bagno coperto di sangue e chiedeva l’intervento dell’ambulanza. A testimoniare l’accaduto fu il titolare del bar, il quale ai carabinieri disse di avere notato intorno alle 14 quattro giovani chiacchierare tranquillamente seduti al tavolino all’esterno del locale e bere birra. Il barista all’epoca riferì della ferocia di due di loro mentre si sferravano pugni al volto, utilizzando anche i bicchieri, e di avere assistito alla zuffa dal vetro che separa il bar dalla sala scommesse, decidendo di non intervenire prima dell’arrivo dei carabinieri perché spaventato. Ieri in tribunale ha invece detto di non ricordare la scazzottata, ma di essersi accorto di tutto a cose accadute.

Un altro testimone descriveva non l’imutato ma il 35enne come un attaccabrighe. Fu sentito anche uno della comitiva, secondo cui il diverbio scoppiò per cause a lui non note e subito si allontanò per non rischiare di restare coinvolto e subire a sua volta le percosse. Il 35enne, sentito ieri, ha detto di averle solo prese dopo un tentativo iniziale di colpire l’altro. Ma a finire al pronto soccorso fu anche l’imputato, con una lunga ferita procurata da un vetro. Le telecamere della sala scommesse non filmarono la zuffa ma ripresero la vittima uscire dal bar e poi rientrare visibilmente barcollante. Inizialmente indagati entrambi, a processo è finito solo il più giovane. A maggio nuova udienza.

l. p.