Il loro è il grido di dolore di un settore dimenticatoi: uomini che svolgono quello che è classificato come un servizio pubblico, ma che si trovano in situazione di abbandono. "Non mi vergogno di dire che spesso gli incassi di intere giornate non vanno oltre le poche decine di euro", ammette Nicola Golfieri, portavoce dei tassisti di Faenza. Lavoratori –...

Il loro è il grido di dolore di un settore dimenticatoi: uomini che svolgono quello che è classificato come un servizio pubblico, ma che si trovano in situazione di abbandono. "Non mi vergogno di dire che spesso gli incassi di intere giornate non vanno oltre le poche decine di euro", ammette Nicola Golfieri, portavoce dei tassisti di Faenza. Lavoratori – 12 partite Iva in tutto – che dopo il crollo negli spostamenti ferroviari, il calo dei turisti e la chiusura delle discoteche sono semplicemente rimasti fermi nei loro posteggi. "La nostra flotta normalmente si appoggiava su 6 taxi fissi alla stazione, più uno in piazza. Oggi sono in servizio 4 auto per coprire quel poco di domanda che è rimasta, ma la verità è che ne basterebbero due. Durante i mesi del lockdown gli incassi sono crollati a zero, e poi non hanno mai più superato la soglia del 50% rispetto al pre-pandemia. Il nostro è un servizio pubblico: abbiamo l’obbligo di essere presenti". Per chi, tuttavia? "I taxi sono sempre stati l’unico mezzo disponibile in città dalle 20 alle 5. I nostri clienti erano persone che volevano cenare in uno dei ristoranti della città senza poi dover guidare fino a casa, o persone dirette in discoteca, in aeroporto, o a Brisighella e Riolo Terme. Di quelle moli di lavoro non è rimasto nulla: capita di rimanere in servizio dalle 20 alle 5 e non ricevere nessuna chiamata, neppure una. Stiamo lavorando in perdita". E’ difficile trovare coloro cui chiedere aiuti. "Abbiamo avuto un incontro con la giunta precedente: a nostro carico non sussistono più tasse comunali da più di 10 anni; il Comune non può fare molto. All’orizzonte vediamo mesi più bui. Per la nostra categoria a malapena esistono protocolli sanitari: abbiamo dovuto fare quasi tutto da soli. Chiediamo di non essere dimenticati".

f.d.