L'uomo è stato arrestato
L'uomo è stato arrestato

Alfonsine (Ravenna), 23 dicembre 2018 - Non una minaccia qualsiasi la sua. Perché le parole affondavano direttamente in quella che è ormai diventata la paura più diffusa a tutte le latitudini. «Sono un terrorista – ha infatti scandito venerdì sera in piazza Gramsci ad Alfonsine davanti ai carabinieri – e vi faccio esplodere tutti». E come se già non fosse abbastanza, ecco il riferimento specifico: «Il giorno di Natale faccio una strage in chiesa: dovete arrestarmi. Avete capito che sono un terrorista? Vi ammazzo tutti».

Anche se Khalid Tourak, 37enne marocchino disoccupato, separato e con precedenti per reati legati alla droga e all’immigrazione, a una prima occhiata più che per ‘il jihad’, la guerra santa, sembra pronto per un programma terapeutico di recupero personale. Che, nel caso, dovrà però affrontare in Marocco visto che, dopo avere patteggiato due anni per una sfilza di reati, per lui il giudice Federica Lipovscek ha convertito la pena in espulsione con divieto di ritorno in Italia per almeno otto anni. E ora, in attesa che si trovi un posto su un aereo per imbarcarlo, il 37enne dovrà restare in carcere.

E se lì deve rimanere, non è per effetto delle maldestre minacce di terrorismo e per il coltellaccio con una lama da 20 centimetri che aveva appresso: ma perché dopo avere capito che per quei reati si sarebbe beccato ‘solo’ una denuncia a piede libero, non appena uscito dalla caserma, al grido di «Allahu Akbar», Allah è il più grande, si è messo a tirare pietre contro le auto dei militari e della polizia Municipale giunta in supporto, mandando così in frantumi i vetri anteriori di due vetture. A quel punto è stato arrestato per resistenza e danneggiamenti aggravati e, come disposto dal pm di turno Angela Scorza, è stato portato in carcere.

Nemmeno dopo una notte passata dietro alle sbarre, il marocchino è riuscito a farsela passare. Anzi, in aula, nell’attesa dell’arrivo del giudice, ha continuato a ripetere di volere «essere espulso». E, a corredo, ha sciorinato una sfilza di ragionamenti ad alta voce: «Se c’è un sospetto di terrorismo, uno va a casa sua. Io dico che sono terrorista ed esco fuori dalla caserma. Sono terrorista e se mi liberate, liberate un terrorista». Indispettito insomma del fatto che i militari, che avevano capito la sua reale intenzione – tornarsene in aereo in Marocco – non l’avessero arrestato per quelle parole di troppo.

A un certo punto a qualcuno che si era affacciato in aula, ha pure mimato il gesto dello sgozzamento segnandosi la base del collo con una mano. E quando poco dopo si è trattato di fornire davanti al giudice e al viceprocuratore onorario Simona Bandini la sua versione dell’accaduto, è riuscito a infilarci pure una davvero improbabile morte in gloria nel caso i carabinieri avessero sparato. E a ripetere un paio di volte in aula «Allahu Akbar». Zittito dal giudice, ha fatto appena in tempo a ricordare la sua richiesta («vi chiedo l’espulsione al mio Paese») prima di sedersi e aspettare, faccia rivolta al cielo, il via libera al patteggiamento concordato tra la procura e il suo legale (l’avvocato Andrea Visani).

E poi di nuovo in carcere scortato dalla polizia Penitenziaria. Natale in cella insomma, e non in chiesa, in attesa del rimpatrio verso la tanto agognata Casablanca. Forse però ignorando che non è proprio il momento giusto per tornare Marocco e raccontare, anche solo per bislacca provocazione, di essere un terrorista.