CARLO RAGGI
Cronaca

Tullio, il signore dei violini: "Ne avrò costruiti cinquanta. E non ho ancora finito..."

Bassi, cresciuto nell’ebanisteria del padre a Piangipane, racconta la sua grande passione "Tutto lavoro manuale, scalpelli e sgorbie e poi carta abrasiva, quindi colla e tanta pazienza..

Tullio, il signore dei violini: "Ne avrò costruiti cinquanta. E non ho ancora finito..."

Tullio, il signore dei violini: "Ne avrò costruiti cinquanta. E non ho ancora finito..."

I segreti del legno li aveva appresi fin da bambino, nell’ebanisteria del babbo, a Piangipane, ma poi li aveva dimenticati preferendo concentrandosi tutto sulla passione per il volo e le acrobazie al limite dell’impossibile approdate poi nei diciotto mesi di servizio militare in aeronautica e subito dopo anche sul nuoto. Sono riemersi negli anni Settanta, quando già da due decenni lavorava per la BP (ma anche per la Sarom) e dopo una serata fra colleghi al suono di una chitarra decise di provare a costruirne una. Sorse così un hobby che ancora oggi è vivo e che ha trasformato Tullio Bassi in un apprezzato liutaio perché dalle chitarre presto passò ai violini, alle viole e altri strumenti musicali lignei. Rigorosamente autodidatta, alla conoscenza dei segreti sulla stagionatura, sulle venature e la sonorità dei legni ha aggiunto quella su prodotti di natura come propoli, curcuma, resine, alla base del colore della vernice per gli strumenti.

Liutaio evoca Stradivari, il grande costruttore di violini fra Seicento e Settecento…

"Nel 1975, quando già avevo costruito diverse chitarre, uscì in libreria un volume del liutaio Simone Sacconi dal titolo ‘I segreti di Stradivari’. Aveva un prezzo notevole, 72mila lire, pensi che all’epoca poteva essere lo stipendio mensile di molti lavoratori, e spiegava nei dettagli come si costruiva un violino. Lo comperai e ogni giorno ancora oggi lo rileggo…".

Ed è stata la sua guida per costruire i violini?

"Un grande manuale, ma per molti passaggi è stato necessario ricorrere alla logica, ad esempio nella realizzazione del piano armonico, la faccia anteriore del violino, lì occorre tener conto dello spazio fra le venature del legno, da cui dipende lo spessore del piano, che è abete della Val di Fiemme, c’è una proporzione fra distanza fra le vene e lo spessore del legno…Stradivari ha usato legni anche di due soli millimetri…".

Tutto il violino è in abete?

"No, solo il piano armonico, il resto è in acero dei Balcani che deve essere stagionato almeno quindici anni. Abete e acero danno i suoni migliori, ma poi incidono ovviamente la lavorazione e le vernici. E comunque ho fatto esperimenti, ho costruito due violini in frassino che suonano altrettanto bene".

Come lavora il legno, come ottiene le bombature, il riccio, le curve…

"Tutto lavoro manuale, scalpelli e sgorbie e poi carta abrasiva, quindi colla e tanta pazienza. Pensi che per la bombatura si parte dal legno grezzo e di spessore e lo si lavora con gli utensili fino alla forma voluta…".

Diceva delle vernici…come le ottiene?

"Con prodotti naturali, resine, i propoli, ovvero uno dei prodotti delle api, e poi i coloranti, ad esempio la robbia, la curcuma, a seconda del colore che si vuole…Poi si procede alla lucidatura, a mano anche questa".

Qual è l’origine di tanta dimestichezza con i segreti del legno?

"Il babbo, Alfredo, era ebanista, costruiva mobili per la casa nel laboratorio sotto casa a Piangipane e io sono cresciuto lì dentro, mi facevano mescolare la colla garavella nel paiolo sopra alla fiamma. Facevo anche intagli e intarsi…Forse tutto viene da lì, anche se con gli anni avevo dimenticato tutto questo…".

Mi racconti della sua infanzia, della sua famiglia…

"La mamma si chiamava Maria Angelini, in casa con noi c’erano i nonni materni, nel 1943, sei anni dopo la mia nascita, arrivò Sergio, mio fratello. Finita la prima elementare iniziarono i bombardamenti, si andava a scuola sotto le bombe, alla villa del Seminario. Paura? No, forse noi bambini non capivamo bene. Ricordo anche quando i tedeschi in ritirata fecero saltare il campanile della vecchia pieve di Piangipane, era del 1492. E ricordo le incursioni dell’aereo Pippo alla sera, le corse al rifugio che nonno aveva costruito dietro casa…".

Dopo le elementari?

"L’avviamento industriale, a Ravenna: andavo in bicicletta, anche con la neve, poi due anni di Tecniche, fra gli insegnanti avevo il grande scultore del ferro Augusto Bartolotti, diventai tornìtore e iniziai subito a lavorare in un’officina di via Perilli, da Camerani e Meldolesi, producevamo parti meccaniche per la Marini di Alfonsine e arrivò la prima passione…ho sempre avuto la necessità di fare più cose…"..

Ovvero?

"Il volo. Mi iscrissi ai corsi per il brevetto, una passione che forse veniva dallo zio materno, pilota già nella prima guerra mondiale. Pratica a La Spreta, teoria alla sede dell’Aeroclub in piazza dell’Aquila. Poi nel 1958 il servizio militare, in aeronautica, a Ghedi e ne approfittai per il brevetto di secondo grado: mi piacevano le acrobazie, andavo in picchiata, rasentavo i campanili fra Godo e Piangipane, mi sanzionarono anche. Ero giovane, allora!".

Concluso il servizio militare? "La mamma gestiva un distributore di benzina Sarom, poi diventò BP, feci domanda alla direzione a Milano e venni assunto, destinazione prima a Somaglia in provincia di Lodi, poi quale responsabile della stazione di servizio a Teano sull’Autosole e nel 1965 quale responsabile logistico presso il deposito di Roma della BP Italia. L’anno prima mi ero sposato con Dina Poggi, una grande sarta, e nel 1966 nacque Giovanni. Dopo una puntata anche a Siracusa per mettere a posto i conti un po’ sballati, nel 1970 ottenni il trasferimento a Ravenna, come impiegato prima alla BP, poi alla Sarom, ancora era in funzione la raffineria, poi ci fu il passaggio all’Agip e nel 1992 la pensione".

Nel frattempo cominciò a costruire chitarre…

"Non solo, per parecchi anni ho anche fatto l’allenatore di nuoto per la San Vitale. La prima chitarra finii di costruirla nel 1974. E di lì a poco Cesare Pezzi, titolare della falegnameria dove andavo a prendere il legno e grande appassionato di musica classica, mi chiese di provare a costruire un violino. Accettai la sfida: a Ravenna c’era ancora qualche liutaio e chiesi consigli, poi arrivò il libro di Sacconi…Il primo è del 1976, da allora ne avrò costruiti una cinquantina e poi viole, violoncelli, anche una tromba marina. A breve uscirà dal mio garage-laboratorio l’ultima opera, un violino che materialmente sta realizzando una giovane appassionata, Eleonora Serafini…".

A lei piace la musica classica? "Ho cominciato ad apprezzarla grazie ai violini costruiti e quindi alla frequentazione dei concerti. Sono diventato amico con molti violinisti, come Roberto Noferini, Francesco Manara, Claudia Zanzotto, Danilo Rossi, Stefan Milenkovic, spesso suonano con i violini che ho loro regalato. Per me è un onore essere apprezzato da artisti di tanta capacità. Come ho contatti frequenti con il maestro Olmi che conosco da quando era bambino, per il quale ho costruito bacchette da direttore personalizzate, con il maestro Muti, con direttori come Rivani e Manetti, ai quali pure ho fatto dono di bacchette".

E si deve a lei il grande concerto con musicisti della Scala, in occasione dei 200 anni del concerto di Paganini nella pieve di Piangipane, nel 1810…

"Sì, è stato un grande avvenimento, con tre musicisti della Scala, violino, viola e arpa; un successo con un pubblico enorme".