La prevenzione è fondamentale
La prevenzione è fondamentale

Ravenna, 2 dicembre 2019 - Una serie di primati di cui gli abitanti della provincia di Ravenna avrebbero volentieri fatto a meno. È la sintesi del quadro racchiuso nel volume ‘I tumori maligni in Romagna’, pubblicato alcuni giorni fa dall’Istituto oncologico romagnolo in collaborazione con l ’Istituto per lo studio e la ricerca sui tumori di Meldola , che abbraccia trent’anni di dati statistici sul cancro nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.
Quella dello studio statistico dei tumori è una disciplina tutto sommato giovane: pioniere è stata la Danimarca, nel 1943, mentre in Italia (dove solo il 70% della popolazione è monitorata statisticamente) si cominciò a praticarla nel 1976, sugli abitanti della provincia di Varese.

I trent’anni di studi effettuati sul tema in Romagna consentono di disegnare una situazione che vede molte patologie in calo sotto il profilo dell’incidenza e della mortalità. Ma il dato che balza più agli occhi, per chi abita in provincia di Ravenna, è il poco invidiabile primato che la vede imporsi su quelle di Forlì-Cesena e Rimini per molte delle insorgenze tumorali più diffuse. Ravenna è infatti, fra le tre province, quella con più casi di tumore al seno e, per quanto riguarda la popolazione maschile, di cancro al polmone . Ma le cittadine ravennati, lughesi e faentine risultano anche le più esposte ai tumori al colon-retto e al rene. Si tratta delle tre patologie più diffuse, caratterizzate da un’incidenza che per il 2020 prevede dagli 858 casi annui complessivi in Romagna per il tumore al colon-retto fino ai 932 per quello a polmoni, bronchi e trachea, per arrivare ai 1142 del cancro al seno.

Quelli al polmone e al colon-retto sono i due tumori responsabili anche del maggior numero di decessi per cancro, pari rispettivamente al 20% e al 10% del totale. Ma Ravenna è la più colpita anche dalle leucemie – sia per quanto riguarda la popolazione femminile che per quella maschile, come del resto accade anche per il tumore alla tiroide e alla vescica – e, limitatamente alla popolazione maschile, anche dal mieloma multiplo (una malattia che aggredisce le plasmacellule) e dal linfoma di Hodgkin (un tumore del sistema linfatico).

Patologie che presentano differenze anche abissali davanti all’elemento più importante: la sopravvivenza , calcolata dopo cinque anni dalla malattia. Che per coloro che si sono ammalati fino al 2011 ha superato l’80% per quanto riguarda il melanoma e il cancro alla vescica, e valicato la soglia del 90% per tumori quali quelli a tiroide, mammella e prostata, ma si è attestata appena tra il 60 e il 70% tra chi ha dovuto combattere linfomi diversi da quello di Hodgkin e mielomi. Analogamente, ce l’ha fatta solo tra il 40 e il 50% dei malati di leucemia, un valore comunque più alto rispetto all’ancora ridottissimo tasso di sopravvivenza tra i maschi che hanno dovuto fare fronte a un tumore ai polmoni: solo il 19%.