Una comunità energetica solidale: "Ci sono già una decina di famiglie"

L’obiettivo è produrre megawattora per sé e per il mercato: "Contiamo di dare vita a numeri importanti"

Una comunità energetica solidale: "Ci sono già una decina di famiglie"

Una comunità energetica solidale: "Ci sono già una decina di famiglie"

Verrà presentato al pubblico oggi alle 18, nella sede di VolontaRomagna in via Monte Sabotino 13, il primo nucleo della Comunità energetica rinnovabile solidale di Ravenna. Sotto il suo acronimo – Cersra – si sono radunati varie dozzine di soci, fra cui poco meno di una decina di famiglie le quali hanno già compiuto i primi passi burocratici per poter dare vita a una comunità energetica e produrre così megawattora per il proprio consumo e per la rete elettrica. "La prima domanda che tutti ci pongono è: perché dare vita a una comunità energetica e non accontentarsi invece di produrre energia con i propri pannelli fotovoltaici? – premette Antonio Lazzari, anima del Cersra fin dalla sua fondazione – In primis dobbiamo sottolineare come il corrispettivo per la produzione di megawattora cresca con il crescere delle quantità prodotte: per l’energia che ciascuna abitazione cede alla rete elettrica si ottengono invece riscontri modesti. Con una comunità energetica si possono toccare anche i 150 euro al megawattora. Inoltre c’è una seconda sostanziale differenza: l’energia che si consuma quando si è parte di una comunità energetica è incentivata; questo è anche uno stimolo a cambiare abitudini, a utilizzare insomma la corrente elettrica quando è disponibile".

La produzione e il consumo di elettricità proveniente dai pannelli solari, ad ogni modo, non è più strettamente legata alle ore di luce: "La nostra comunità energetica offre anche la possibilità di dare vita a gruppi d’acquisto per dotarsi, oltre che di pannelli, anche di batterie, oggi diventate molto efficienti". Il vero ostacolo per chiunque si sia approcciato al tema è venuto a coincidere per anni con la burocrazia che appesantiva il settore: "Non nego che anni fa la mole di documentazione necessaria costituisse un fattore respingente – prosegue Lazzari –. Oggi però la situazione è migliorata: la vecchia normativa ci avrebbe obbligato per ragioni geografiche a dare vita a Ravenna a due diverse comunità energetiche, mentre ora ne basta una. È caduto inoltre il vincolo delle cabine secondarie: adesso è sufficiente allacciarsi alle cabine primarie presenti sul territorio; delle sei ravennati ne copriremo tre".

Gli attuali membri della comunità energetica sono disseminati grosso modo su gran parte dell’area urbana, con una concentrazione nei quartieri sud: "Le famiglie che in questi ultimi mesi si sono dette interessate sono però circa un centinaio, sparse su buona parte della provincia; col tempo contiamo di dare vita a numeri importanti". Quel che il Cersra sottolinea è che una casa interamente alimentata ad energia elettrica autoprodotta oggi è possibile: "Occorrono i pannelli fotovoltaici, i pannelli termosolari e una buona batteria. A quel punto è possibile alimentare non solo l’impianto elettrico ma anche la pompa di calore e la batteria dell’auto elettrica". E se gli incentivi al settore dovessero terminare? "La produzione di elettricità continuerà a essere vantaggiosa – conclude Antonio Lazzari –. Prima ancora che agli incentivi dobbiamo guardare ai vantaggi del fare economie di scala. Siamo stati attenti a costruire un modello di business che ci permetta di avere il vento a favore anche al di là dell’ammontare degli incentivi".

Filippo Donati