CARLO RAGGI
Cronaca

Una vita su più fronti: "Editore e giornalista. E alla Darsena mi battei contro l’eroina"

I mille volti di Salvatore Sangermano: organizzatore di eventi, sessantottino, fondatore della cooperativa di comunicazione Tuttifrutti fino all’attività con il Comitato Antidroga negli anni ’70.

Una vita su più fronti: "Editore e giornalista. E alla Darsena mi battei contro l’eroina"

Una vita su più fronti: "Editore e giornalista. E alla Darsena mi battei contro l’eroina"

È il protagonista di un’importante fetta di storia di Ravenna, su più fronti: quello politico sull’onda del Sessantotto, quello pubblico, come presidente del quartiere Darsena, quello sociale quale cofondatore del Comitato cittadino antidroga e come primo fautore di un approccio relazionale con i ragazzi che si ‘bucavano’ e contemporaneamente attivo per conto del Pci, ma fuori dal coro, all’interno di organismi come il Consorzio socio sanitario e l’Usl; e poi il fronte professionale, che vide Salvatore Sangermano, con altri coetanei pure protagonisti della storia culturale cittadina, da Nino Carnoli a Enzo Pezzi, dar vita alla cooperativa Tuttifrutti e portare a Ravenna l’innovativo fronte della pubblicità fondato su immagini e slogan. E determinante fu Sangermano per trovare sponsor e permettere alle copie dei mosaici bizantini di tornare a girare il mondo. Dalla comunicazione pubblicitaria all’editoria il passaggio fu poi breve e Sangermano rilevò e rivoluzionò il piccolo impero di settimanali allora ruotanti attorno al Pci, diede vita ai primi siti di informazione on line per poi dedicarsi al varo di libri di storia.

Sangermano non sembra un cognome romagnolo.

"Infatti è napoletano. Il babbo, Pasquale, faceva il falegname e aveva seguito il fratello Luigi che era ufficiale a Ravenna. In una delle foto della liberazione della città, c’è mio zio in primo piano! La mamma, Prima Carnevali, era di Bagnacavallo. Abitavamo in via Canale Molinetto e da bambino facevo il bagno nel canale".

Da ragazzo fu uno dei leader del Movimento studentesco!

"Noi dell’Iti fummo fra i più attivi dopo l’avvio delle occupazioni cominciate all’Artistico. Io poi entrai nei Marxisti-Leninisti, a Bologna, dove frequentavo il corso di fisica all’Università e divenni responsabile del partito per la scuola; ma presto me ne distaccai, non volevano darmi uno stacco di un mese per gli esami! E a Ravenna mi dedicai a organizzare gli spettacoli della comune di Dario Fo e Franca Rame, ma non solo".

Nel senso?

"Cominciai a fare l’animatore nei campi estivi per i bambini autistici, poi nel ‘74 divenni coordinatore dei ‘Centri estivi’ per il Comune. In quello stesso anno con amici come Enzo Pezzi e altri fondai la Tuttifrutti, fra le prime cooperative di comunicazione in Italia, che operava sul fronte della promozione culturale e pubblicitaria con le moderne tecniche degli slogan e della serigrafia in cui il ‘maestro’ era Nino Carnoli".

Una tecnica che all’epoca trovava spazi nei corsi Iniasa che si andavano da poco organizzando.

"Esatto e fra i docenti c’era Carnoli. Intanto per affinarmi sui fronti della comunicazione, da quel ‘74 e fino alla fine degli anni 90 ho frequentato un sacco di stage per marketing, editoria, servizi comunali, sia in Italia sia all’estero, da Israele a Cannes, dal Canada ad Amsterdam e Budapest. E all’inizio continuavo il rapporto col Comune, ebbi l’incarico di animatore per ragazzi problematici al quartiere Darsena".

Quartiere difficile!

"Già. In quella prima metà degli anni 70 si andava diffondendo l’uso dell’eroina, molti di quei ragazzi erano del quartiere: fu così che inventai i corsi per fotografia, disegno, serigrafia proprio per loro. Mi seguivano…All’epoca non c’erano strutture, ci si trovava davanti a un fenomeno nuovo. E fui fra i fondatori e vicepresidente del Comitato Cittadino Antidroga".

E sul versante politico?

"Mi consideravo di sinistra, ma non ero iscritto ad alcun partito, neppure quando nel ‘76 il Pci mi indicò come presidente del Quartiere Darsena. Furono cinque anni turbolenti dal punto di vista del traffico e dell’ambiente. A cominciare dalla fuoriuscita di polveri dalla Sir, in via Pirano e per finire con le minacce dei camionisti sotto casa perché avevo ‘imposto’ al Comune, sindaco era Angelini, le ghigliottine per impedire il passaggio dei camion in via Trieste. Nell’ 80 mi iscrissi al Pci, nel 1981 iniziai il secondo mandato al quartiere, furono le prime elezioni, e nell’ 84, per accordi, lasciai il posto a un presidente del Pri".

Intanto era entrato nel Comitato provinciale del partito

"Ci rimasi poco. Dal 1980 ero consigliere per il Pci, che era in maggioranza, in seno prima al Consorzio socio sanitario poi all’Usl; accadde che mi trovai in disaccordo su un documento in relazione alla morte di una paziente in ospedale e siccome il partito non volle ascoltarmi, mi dimisi. E il Pci se la legò al dito, nel giro qualche anno mi tolse ogni incarico pubblico e di partito!".

Ebbe più tempo per impegnarsi sul fronte professionale.

"Nel 1982 mi dedicai completamente a Publimedia, acquisita da Tuttifrutti, che in breve divenne la concessionaria per la pubblicità per i giornali locali romagnoli. E questo mi aprì un nuovo orizzonte, quello prettamente editoriale e nel ‘92 con Publimedia rilevai tre storici settimanali di proprietà del Pci, Il Nuovo Ravennate, Bassa Romagna, Il Sette e anche Radio Sound".

Allora nacque Qui Magazine

"Settimanale completamente slegato dal Pci, con 12-13 giornalisti e tanti collaboratori, fra cui Carlo Lucarelli. Nel frattempo continuavo con la raccolta della pubblicità, anche per Finegil, un ‘giro’ da due miliardi di lire all’anno. Dal 1989 ero iscritto all’Ordine dei giornalisti, nel 2005 diventai direttore del Qui. Fino al 2012, quando mi sono ritirato da molti fronti".

Publimedia fu determinante per finanziare la ripresa della mostra itinerante delle copie dei mosaici bizantini che tanto successo aveva avuto negli anni 50-60.

"Nel 1988 mi fu chiesto dal Comune se riuscissi a dare una mano per finanziare la ripresa della mostra in giro per il mondo. Detto e fatto, attraverso il meccanismo degli sponsor trovati attraverso Publimedia. E a ottobre la mostra partì per Sidney; poi nel corso degli anni, fino al 2000, si è spostata fra gli Usa, il Brasile, il Venezuela".