"Un’ora di cammino per arrivare e le punizioni in ginocchio sui ceci"

Il racconto di Igino Baldassari, oggi 89enne, nonno dell’alunna Vittoria.

"Un’ora di cammino per arrivare  e le punizioni in ginocchio sui ceci"
"Un’ora di cammino per arrivare e le punizioni in ginocchio sui ceci"

Igino Baldassari, nonno dell’alunna Vittoria, quanti anni ha?

"Ho 89 anni, sono nato il 9 aprile del 1934".

A che età ha iniziato ad andare a scuola?

"Ho iniziato tardi, avevo 10 anni".

Dov’era la sua scuola?

"In Badia, nel comune di Palazzuolo".

Quali sono i suoi ricordi di quando andava a scuola?

"Mi ricordo che per andare a scuola impiegavo un’ora di cammino a piedi, non avevo neanche la bicicletta perchè abitando in montagna si girava a piedi e basta".

Quali erano le punizioni ai suoi tempi?

"L’insegnante ci metteva in ginocchio sopra i ceci e noi dovevamo rimanere in quella posizione mezz’ora o anche un’ora".

È stato mai messo in punizione?

"In ginocchio sui ceci fortunatamente no, ma sgridate sì, ne ho prese".

Capitava che gli insegnanti alzassero le mani sugli alunni?

"No, la mia maestra non lo faceva, era molto severa ma non cattiva".

C’era il riscaldamento a scuola?

"No, però all’entrata c’era una stufa a legna in terracotta e mi ricordo che noi bambini facevamo a turno per metterci la legna".

Davano molti compiti da fare a casa?

"Mi davano esercizi, a volte un tema, poi c’era anche la matematica, quella mi dava da fare".

Quanti libri aveva?

"Io ne avevo solo due, uno di lettura per italiano e uno di matematica. I libri li passava la scuola, invece la cartella, quella me la comprò mio padre alla fiera di Santa Lucia a Casola".

Come era organizzata la giornata a scuola?

"C’era una sola maestra per cui ci avevano diviso in due gruppi, alcuni andavano a scuola al mattino altri al pomeriggio. Io che andavo sempre al pomeriggio, quando uscivo era già buio. I compiti li facevo dopo cena, alla luce di una lampada a petrolio perché ai miei tempi non avevamo l’elettricità".

Fino a quale classe ha frequentato?

"Ho fatto poco, ho frequentato fino alla seconda elementare poi è scoppiata la guerra e la scuola è stata prima occupata dai tedeschi e poi bombardata. A quei tempi ricordo che andavo solo alla dottrina in parrocchia ma era pericoloso perché si rischiava di incontrare i tedeschi o i partigiani. Ho recuperato gli anni persi frequentando una scuola serale all’età di 32 anni, quando avevo già quattro figli".

Cosa faceva alla scuola serale?

"Ho imparato la matematica, soprattutto le operazioni, in particolare le divisioni, insomma ero diventato bravo. La scuola è durata solo un inverno poi d’estate, in luglio, ho sostenuto l’esame. In quel periodo non abitavo più nella casa in cui vivevo da piccolo perché mi ero trasferito alla Canova e la scuola era alla Badia, avevo già il motore ma ci andavo a piedi perché era buio".

C’erano le punizioni in questa scuola serale?

"Macchè! C’era una bella signorina, una maestrina di Marradi che per farsi volere bene portava dei regali per i nostri figli e alla sera dopo le lezioni organizzava delle lotterie".

Wiam, Sara, Melissa, Vittoria, Ada, Lyra, Mohamed A., Mohamed D., Christian, Samuele, Luca e Alessandro

Classe III A

Scuola media ‘Pascoli’

di Casola Valsenio

Professoressa Silvia Fabbri