La sua irritazione, almeno secondo la denuncia, era nata da una situazione ben precisa: alla fermata del bus in centro, c’erano quelle due giovani fidanzate che si tenevano per mano e si abbracciavano. E allora, con il finestrino aperto, si era lasciato andare a varie invettive fino a giungere a una frase inqualificabile: “Vi brucerei”. Quindi quando una delle due – una ravennate poco più che ventenne – lo aveva querelato, ecco che lui era riuscito a contattarla tramite cellulare per chiederle di ritirare la querela. Quella che vi stiamo per raccontare, è...

La sua irritazione, almeno secondo la denuncia, era nata da una situazione ben precisa: alla fermata del bus in centro, c’erano quelle due giovani fidanzate che si tenevano per mano e si abbracciavano. E allora, con il finestrino aperto, si era lasciato andare a varie invettive fino a giungere a una frase inqualificabile: “Vi brucerei”. Quindi quando una delle due – una ravennate poco più che ventenne – lo aveva querelato, ecco che lui era riuscito a contattarla tramite cellulare per chiederle di ritirare la querela.

Quella che vi stiamo per raccontare, è una storia nata nell’autunno del 2019 ma che si inserisce in un alveo di assoluta attualità alla luce del dibattito politico in corso sul disegno di legge Zan contro l’omotransfobia. In assenza di specifiche norme, il 3 giugno prossimo la vicenda approderà davanti al giudice di Pace con la qualificazione giuridica di minaccia semplice. A doverne rispondere, sarà un autista ultracinquantenne di una compagnia privata difeso dall’avvocato Pier Giorgio Berardi. La giovane ravennate che lo ha querelato, è pronta a costituirsi parte civile con l’avvocato Cristina Magnani salvo accordo tra le parti: il reato in questione è infatti a querela la quale può essere ritirata in seguito ad azioni concrete come scuse o risarcimenti. Anche se fin qui la diretta interessata è sembrata essere assai determinata ad arrivare fino in fondo.

La vicenda, così come l’ha descritta davanti ai carabinieri, si era innescata a inizio settembre 2019 quando l’autista in questione era passato con il suo mezzo davanti a una fermata e aveva notato le due ragazze mano nella mano sciorinando di conseguenza i primi insulti. Poi il mezzo era ripartito e tutto sembrava essere finito lì. Un mese dopo – siamo al 9 di ottobre – si era ripetuto lo stesso copione davanti alle stesse due giovani abbracciate alla stessa fermata in centro: ma stavolta l’uomo si era lasciato andare a un perentorio “vi brucerei”. A quel punto la giovane aveva presentato un esposto a Start Romagna: la compagnia, dopo un’indagine interna, aveva escluso che l’uomo potesse essere loro dipendente. La ragazza si era però mossa subito anche con querela formale presentata all’Arma già il 10 ottobre: e le verifiche dei militari – coordinate dal pm Marilù Gattelli – avevano portato all’identificazione del sospettato. Durante la cosiddetta elezione di domicilio – cioè l’assegnazione formale di un avvocato - l’accusato aveva saputo del fascicolo aperto a suo carico. Di fatto a fine mese la ragazza aveva ricevuto una chiamata da un numero a lei non noto: dall’altra parte, la voce di un uomo le spiegava di essere l’autista in questione. La ragazza aveva tagliato corto. Ma poco dopo da quello stesso numero era arrivato un messaggio netto- “Ritira la denuncia” – a cui lei evidentemente non aveva dato corso.

a.col.