Venerdì riapre il Museo diocesano. Era chiuso da quasi dieci anni

Faenza ritrova un gioiello. Per l’occasiona la struttura. è stata anche restaurata,. come pure alcuni dipinti.

Venerdì riapre il Museo diocesano. Era chiuso da quasi dieci anni

Venerdì riapre il Museo diocesano. Era chiuso da quasi dieci anni

Aprirà al pubblico venerdì dopo quasi dieci anni dall’ultima volta il Museo della diocesi di Faenza e Modigliana, al primo piano del palazzo vescovile. L’inaugurazione dei nuovi allestimenti è prevista alle 17: per molti sarà l’occasione di ammirare, fra gli altri tesori, alcuni degli elementi architettonici più antichi della città, come quelli che emergono nella Sala superiore del Palazzo episcopale. Le trifore che si spalancano sul lato est, decorate con elementi dalla forma romboidale, si affacciavano un tempo direttamente sul giardino del vescovado. "L’edificio ha subìto molte modifiche – spiegano Mariano Faccani Pignatelli e Giovanni Gardini, direttore e vicedirettore del Museo diocesano – ma varie parti sono rimaste intatte".

Fra quelle sopravvissute ci sono alcune porzioni del ciclo di affreschi trecenteschi che decora le pareti, come il ’Trionfo della morte’, sul lato ovest, o la raffigurazione di quattro sante martiri (Apollonia, Lucia, Caterina d’Alessandria, e una probabile Sant’Orsola), accostato a elementi decorativi che datano indietro addirittura al ‘200. Epoche cui risale anche il leone in pietra che era forse uno dei basamenti del trono vescovile.

La lunga chiusura del museo è stata l’occasione per procedere ai restauri della struttura ma anche di alcuni dei dipinti che illuminano la vicina quadreria: rispetto a quando le collezioni aprirono per l’ultima volta le loro porte alcuni pittori sono ora assurti alla gloria nazionale, come il 600esco Biagio Manzoni – autore faentino protagonista nel 2021 di una mostra al romano Palazzo Barberini, dedicata appunto a Caravaggio e Artemisia Gentileschi – di cui sono noti pochissimi dipinti, fra i quali appunto il San Tommaso del museo diocesano. L’opera, dall’ispirazione tipicamente caravaggesca, dialoga qui con l’Adorazione dei Magi del Palmezzano, riconoscibilissimo per il blu del manto della vergine, o con la Madonna col Bambino di Biagio d’Antonio (nella sala a fianco), in una panoramica ideale fra i secoli della storia dell’arte italiana, che attraversa il San Rocco di Cristoforo Unterperger e approda infine alla Maddalena di Francesco Bosi, in cui tutto – forme, colori, gestualità – riecheggia l’antichità e sembra anticipare di alcuni decenni l’infatuazione tutta faentina per il Neoclassico. Mille anni di storia dell’arte che trovano una sintesi, proiettata verso le forme che verranno, nel gruppo scultoreo di Antonio Violetta, il cui ‘sonno del vento’ sembra carico di segreti pronti per essere svelati.

Filippo Donati