Un veterinario (foto repertorio) è finito al centro dell’inchiesta
Un veterinario (foto repertorio) è finito al centro dell’inchiesta

Ravenna, 19 dicembre 2020 - Sono arrivati per alcune verifiche legate al decesso di un cane. E se ne sono andati con tanto materiale destinato ad alimentare un’indagine decisamente corposa. Un sequestro per certi versi clamoroso quello realizzato nei giorni scorsi dalla polizia locale e dai carabinieri forestali, sia di Ravenna che di Roma (Soarda), a un veterinario ravennate.

Perché oltre ad alcuni importanti medicinali usati per l’eutanasia degli animali ma non tracciabili e a fustelle di vaccini ritenute false, gli inquirenti hanno trovato la bellezza di oltre 615 mila euro in contanti, tutti in banconote di vario taglio meticolosamente raccolte e stipate in uno scatolone. Un tesoretto decisamente cospicuo per il quale il veterinario, destinato dunque a finire nei guai anche per reati di natura fiscale, ha già chiesto il dissequestro al tribunale (l’udienza deve ancora essere fissata). In ogni caso, per il diretto interessato, si profilano già altre grane a partire dallo stato del suo ambulatorio segnato, almeno secondo le verifiche degli inquirenti, da condizioni igieniche inadeguate tra feci di gatto sparse, odore acre e assenza di apparecchiature sterilizzanti (gli strumenti venivano presumibilmente solo bolliti). Sono inoltre state trovate un paio di carcasse di felini su un piano doccia per le quali è ignota la causa della morte. Una carcassa di cane, è stata recuperata in un congelatore: il tutto documentato attraverso numerose ed esplicite fotografie.

Lo stesso vale per i rifiuti: tra quelli domestici, sono state individuate frattaglie di animali, siringhe e altro materiale veterinario che come tale avrebbe dovuto essere smaltito a parte. Per quanto riguarda le sostanze utilizzate per le radiografie, si sospetta venissero gettate nella fognatura attraverso il lavello: all’uomo verrà dunque con buona probabilità contestato un illecito smaltimento di rifiuti speciali. Gli operatori al termine della loro perquisizione, hanno contestato altre anomalie, a partire dalla mancanza di farmaci anestetizzanti e delle relative macchine: tra le ipotesi formulabili, che il veterinario, operando senza aiuti se non quello dei padroni degli animali, si servisse solo di sedativi, con il rischio che le bestiole potessero così svegliarsi durante l’intervento cercando di divincolarsi per il dolore (ciò spiegherebbe la presenza di talune corde rinvenute tra le attrezzature).

Il capitolo più importante dell’inchiesta coordinata dal pm Marilù Gattelli, potrebbe però riguardare specifici farmaci a partire dal Tanax, il cosiddetto farmaco per l’eutanasia di cani e gatti. Come indicato anche dal foglietto illustrativo, dev’essere usato solo in casi di malattia grave e dopo che l’animale è stato completamente anestetizzato (ciò impedisce sofferenze alla bestiola). Una volta iniettato, agisce in modo simile al curaro provocando la paralisi della muscolatura. Gli inquirenti hanno rinvenuto solo poche confezioni di Tanax a fronte della dozzina ricevuta dal veterinario in circa un anno e mezzo: i dubbi nascono dal fatto che non esistono tracce documentali o carcasse che possano giustificare un uso così importante di Tanax.

Sempre in ambito farmaceutico, altre verifiche ancora riguarderanno taluni farmaci veterinari con effetti anabolizzanti, e dunque in via teorica sfruttabili anche dall’uomo (vedi lo Stargate) tanto che in passato si sono avuti casi di body-builder che ne hanno fatto uso per aumentare la massa muscolare. Inoltre dentro ad alcune boccette, c’erano farmaci presumibilmente sporzionati dallo stesso veterinario per la profilassi anti-filarica: se così dovesse essere confermato, l’uomo rischierebbe un’accusa di esercizio abusivo della professione di farmacista.

Sempre sul fronte filaria, malattia provocata da un parassita in grado di uccidere cani e gatti e che per alcune forme può arrivare all’uomo (vedi filariosi sottocutanea), sono infine state trovate alcune decine di fustelle false di vaccini: si trattava cioè di fotocopie a colori applicabili sui libretti sanitari degli animali. Chi e perché ne avrebbe potuto beneficiare? E questo inevitabilmente rappresenterà un fronte sul quale gli investigatori si concentreranno per dare una spiegazione a quei 615 mila euro in contanti. Ma le prime verifiche potrebbe presto riguardare la filiera dei controlli veterinari dell’Ausl sul quell’ambulatorio in relazione a tempistiche e modalità.