Un anno o poco più. Ma lo trascorrerà in carcere, Giuseppe Lusini, 58 anni, di Ravenna, per violenze sessuali reiterate su una bambina di nove anni che era la figlia dei vicini di casa. La Cassazione ha messo la parola fine a un’odissea giudiziaria che andava avanti dal 2016 e ha contato ben cinque gradi di giudizio. Pubblichiamo il nome del condannato perché la famiglia della piccola – tutelata dagli avvocati Silvia Brandolni e Paola Emilia Bellosi – da anni vive fuori regione, dunque non è riconoscibile. Per aver costretto quella bimba a subire atti sessuali completi, quando ignari di tutto i genitori la lasciavano a casa sua, l’uomo aveva rimediato...

Un anno o poco più. Ma lo trascorrerà in carcere, Giuseppe Lusini, 58 anni, di Ravenna, per violenze sessuali reiterate su una bambina di nove anni che era la figlia dei vicini di casa. La Cassazione ha messo la parola fine a un’odissea giudiziaria che andava avanti dal 2016 e ha contato ben cinque gradi di giudizio. Pubblichiamo il nome del condannato perché la famiglia della piccola – tutelata dagli avvocati Silvia Brandolni e Paola Emilia Bellosi – da anni vive fuori regione, dunque non è riconoscibile. Per aver costretto quella bimba a subire atti sessuali completi, quando ignari di tutto i genitori la lasciavano a casa sua, l’uomo aveva rimediato otto anni e otto mesi in primo grado (il massimo in abbreviato), poi ridotti a sei in appello. Delle indagini si occupò la Squadra mobile. Nel successivo ricorso in Cassazione la difesa aveva chiesto la concessione delle attenuanti generiche, per ottenere un’ulteriore riduzione di pena, facendo leva sul fatto che il 58enne si era impegnato a vendere la casa per risarcire la vittima e per essersi distinto nell’accudire gli anziani nella Casa fraternità San Lorenzo di don Ugo Salvatori. I giudici romani inizialmente avevano accolto il ricorso e disposto un appello bis. Ma Bologna aveva confermato la sentenza precedente e il mancato riconoscimento delle attenuanti, anche perché nel frattempo Lusini non aveva onorato l’impegno del risarcimento. Ora il secondo ricorso in Cassazione non è stato accolto. Così ora l’uomo lascerà i domiciliari a casa e tornerà in carcere per scontare la pena residua. Nel 2022 sarà libero.

Secondo quanto l’allora Gup di Ravenna aveva scritto nelle motivazioni della condanna di primo grado, l’uomo aveva esercitato "una subdola attività di persuasione e pressione" al fine di indurre la piccola a subire rapporti sessuali". E "al fine di carpirne la fiducia e ottenere le occasioni per appartarsi con lei, aveva approfittato della passione della bambina degli animali domestici e per i giochi", "le prometteva regali ed elargiva piccole somme per assicurarsi il suo silenzio e indurla a tornare da lui". Severe anche le motivazione della Corte d’appello nel ribadire il no alle attenuanti. Intanto evidenzia la "immutata intenzione di non volere risarcire la vittima", lasciando l’intenzione di intestarle la casa solo "sul piano formale". Inoltre, "pur avendo intrapreso attività lavorativa, non ha mai offerto parte degli stipendi".

Sui lavori socialmente utili in casa di risposo, che avrebbe svolto in maniera tanto esemplare, la corte d’appello spiega che "il giudizio positivo espresso dal responsabile della comunità" in cui "si limita a confermare l’indole pacifica di Lusini" non rappresenta "un elemento di uno specifico percorso di rivisitazione critica dei fatti", che ha sempre continuato a negare. Anche i legali di parte civile, a fronte della "personalità tratteggiata dall’entusiasta parroco" che esprimeva un giudizio positivo per l’attività di volontariato dell’imputato, rimarcava come "non fosse mai stato accusato di essere un gerontofilo...". Sempre per i giudici, infine, "la connotazione particolarmente grave della condotta" ha avuto "pesanti conseguenze su uno sviluppo armonico e sereno" della fanciulla. A fronte di una provvisionale di 110mila euro, l’uomo non le ha mai dato un centesimo.

Lorenzo Priviato