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23 ott 2020
andrea colombari
Cronaca
23 ott 2020

"Violenza su di una bimba". Due indagati

Si tratta di un sessantenne e della madre della piccola. Ma nelle foto sequestrate dai carabinieri non c’è traccia della dodicenne

23 ott 2020
andrea colombari
Cronaca
Le indagini sono partite dopo una denuncia in una caserma dei carabinieri del forese
Le indagini sono partite dopo una denuncia in una caserma dei carabinieri del forese
Le indagini sono partite dopo una denuncia in una caserma dei carabinieri del forese
Le indagini sono partite dopo una denuncia in una caserma dei carabinieri del forese

Ravenna, 24 ottobre 2002 -  L’accusa è di quelle così forti e particolari da determinare una competenza territoriale speciale. Perché alla contestazione di violenza sessuale su una bambina di 11-12 anni, si accompagna quella di produzione di materiale pedopornografico per via di taluni scatti espliciti che documenterebbero l’accaduto. Ed è per questo motivo che del caso, sebbene interamente maturato a Ravenna, si sta occupando il pm bolognese Bruno Fedeli.

Due gli indagati in concorso : un ultra-sessantenne ravennate, indicato sin qui quale protagonista delle prestazioni. E la moglie di un amico ma soprattutto madre della bimba: la donna non avrebbe impedito gli atti sessuali agevolandoli anzi con la sua presenza durante gli scatti realizzati con uno smartphone a fine primavera 2018. Prima di andare avanti nel raccontarvi questa singolare vicenda , chiariamo da subito un paio di elementi. Ovvero che tra il materiale informatico sequestrato all’uomo, sono sì state trovate alcune foto di prestazioni sessuali: ma nessuna ritrae una bimba contenendo invece dettagli riferibili presumibilmente all’indagato e a una donna di 25-35 anni. Inoltre al giro di boa d’indagine di mercoledì scorso davanti al gip bolognese Domenico Panza, la bambina sentita in incidente probatorio in un contesto protetto, ha in buona sostanza negato ogni contatto sessuale con adulti. Faldone dunque ora di nuovo in mano al pm il quale dovrà decidere se esercitare l’azione penale o se invece chiedere l’archiviazione del caso così come vorrebbero le difese (avvocati Francesco Papiani e Samuele De Luca).

Per capire come tutta la vicenda sia finita sul tavolo degli inquirenti, bisogna introdurre un’altra figura: quella di un’ultra-quarantenne ravennate per un breve periodo legata, per questioni di cuore e di affari, all’indagato. A inizio giugno 2018 la donna si presenta in una caserma dei carabinieri del forese per raccontare qualcosa che, a suo dire, le sta sta pesando sulla coscienza: "Non ce la faccio a tenermi queste cose dentro. Sono una madre e quella bimba mi ha fatto pietà", dice al militare che la sta verbalizzando.

Il riferimento è al contenuto di un incontro avvenuto poco tempo prima in un bar del ravennate tra lei e l’attuale indagato. Secondo la donna, in quel frangente l’uomo a un certo punto aveva tirato fuori il telefonino iniziando a fare scorrere una galleria di immagini ritraenti atti sessuali tra lui e una bimba al massimo di sei-sette anni. Nessun dubbio a suo avviso: da alcuni particolari fisici aveva proprio riconosciuto l’uomo.

Negli scatti compariva pure una donna che l’uomo le avrebbe indicato quale madre della piccola. Dopo qualche giorno la signora torna in caserma per fornire altri elementi su quella donna , compreso il numero di cellulare. Il passo successivo dell’inchiesta è una perquisizione datata fine luglio 2018 con il sequestro di tutti i dispositivi informatici in possesso all’uomo. Il materiale viene scandagliato dal perito informatico Luca Mercuriali il quale alla fine isola almeno tre scatti potenzialmente utili alle indagini. Gli inquirenti decidono di mostrarli alla donna che aveva fatto denuncia: e lei in effetti riconosce che in almeno due casi si tratta del corpo dell’indagato. Ma in nessuno riconosce la presenza di bambine, indicando invece l’età della figura femminile in trent’anni circa.

Ed ecco che si arriva alla richiesta di incidente probatorio con contromossa della difesa dell’uomo: in una memoria ad hoc depositata al pm, si fa presente che nulla di quanto contestato sarebbe mai accaduto tanto che la donna ritratta nelle foto, sarebbe una ultra-trentenne bolognese. In quanto alla denuncia, si tratterebbe di una sorta di vendetta legata a un’altra vicenda che vede la donna indagata assieme ad altri due persone – con avviso di fine indagine già notificato - per una truffa da oltre 100 mila euro legata alla compravendita di un terreno: e qui l’ultra-sessantenne è parte offesa.

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