Il Woodpecker
Il Woodpecker

Milano Marittima (Ravenna), 22 agosto 2015 – La sera dell’inaugurazione del night club, nel giugno del 1968, suonarono le orchestre di Franco Campanino e Tonino D’Ischia: ora qui cantano soprattutto le cicale che ‘chiamano’ acqua e le rane fra i canneti.

Il Woodpecker non lo vedi dalla strada, sta nascosto fra la vegetazione, a due passi dalla pineta e dal mare di Milano Marittima, ma se lo cerchi su Google Earth ti compare come un’astronave in mezzo alla foresta, una curiosa cupola immersa nel verde, un luogo talmente straniante da farci tornare in mente l’isola di «Lost» con i rifugi degli scienziati della Dharma.

Un luogo che era (ed è ancora) molto ‘avanti’: lo progettò l’architetto Filippo Monti, maestro faentino (oggi 87enne), che amava ‘modellare’ gli elementi della natura, l’acqua, il vento e il cielo. «Partii come un gioco e dissi: facciamo un cerchio, facciamo affiorare l’acqua e ci mettiamo i coccodrilli», ha raccontato ridendo qualche anno fa.

E in effetti il Woodpecker è costruito come sull’acqua, su una piattaforma a stella all’interno di un terrapieno circolare. Un mondo a parte. Ha ballato per poche estati, il Woodpecker: nel 1975 un incendio nel vano servizi causò gravi danni, e il night non venne più riaperto. Da quarant’anni dunque è così, semiabbandonato e in attesa di destinazione.

Di tempo in tempo è stato invaso anche per dei party abusivi, è divenuto rifugio per senzatetto (bottiglie vuote, panni e rifiuti sono lì a testimoniarlo), erba e rovi sono cresciuti spontanei, e l’acqua di falda lo sommerge parzialmente per alcuni mesi all’anno.

Però la cupola di vetroresina di 16 metri di diametro – suddivisa in 23 spicchi che furono fatti realizzare dai cantieri navali della Ferretti di Forlì, con un’armatura in acciaio – è ancora lì, intatta sulla pista da ballo, una piattaforma di pregiato marmo grigio carnico.

E qualche anno fa, al suo interno sono comparsi anche degli affreschi contemporanei, graffiti con strane figure di robot ed esseri futuribili: non c’è la firma, ma tutti li attribuiscono a Blu, che «The Guardian» ha inserito fra i dieci writer top in Europa.

«Il Woodpecker è sicuramente un’icona dell’architettura, con un disegno di grande qualità», fa notare il professor Andrea Ugolini, docente alla sede di Cesena del Dipartimento di Architettura dell’università di Bologna, relatore di una tesi di laurea svolta di recente da Valeria Bassi ed Elisabetta Pradella, di Faenza e Imola.

«Quando siamo arrivate qui la prima volta, non si trovava neppure l’accesso: abbiamo dovuto liberarlo noi», sorridono le due giovani laureate, che sul Woodpecker hanno eseguito uno studio accurato, anche con il laser scanner: «Abbiamo elaborato un progetto di restauro e di valorizzazione – spiegano –. Crediamo che si debba restituire il Wodpecker alla fruizione pubblica, mantenendolo come luogo di intrattenimento estivo. Andrà ben segnalato l’ingresso, nei pressi della pista ciclabile, e lungo il percorso d’accesso potrebbe anche essere realizzato un ristorante che era presente nel progetto originale dell’architetto Monti ma non fu realizzato.

E’ molto interessante anche l’aspetto paesaggistico: partendo dalla vegetazione spontanea, si potrebbe anche creare un giardino botanico». L’acqua non sarebbe un problema, «anzi un valore», aggiungono Bassi e Pradella: «Proteggendo il vano servizi, durante l’inverno si potrebbero montare passerelle per poter frequentare il Woodpecker anche fuori stagione».

Qualche anno fa, con la risoluzione anticipata del contratto di affitto dell’area, il complesso è divenuto di proprietà del Comune di Cervia. Di recente vi sono tenute alcune rassegne e anche un evento collegato al Ravenna Festival.

Il fascino di questo sito lascia pensare che possa anche rinascere: «In effetti è un luogo magico – ammette il sindaco Luca Coffari –. Per recuperarlo pienamente credo che sia necessario anche un investimento di privati, ma stiamo comunque ragionando sulla possibilità di realizzarvi un calendario regolare di eventi già dalla prossima estate. Non vogliamo snaturarlo, vogliamo mantenerlo un luogo di incontro, di musica, di performance». Il Woodpecker vuole ‘suonare’ ancora.