Zanzara (Foto di repertorio)
Zanzara (Foto di repertorio)

Castiglione (Ravenna), 1 settembre 2015 - I casi di febbri tropicali registrati in Lombardia in questi giorni hanno riportato alla memoria l’epidemia di chikungunya verificatasi a Castiglione, nel ravennate, nel 2007. Le persone colpite furono oltre 250 su 2mila residenti: oltre il dieci per cento. Nel ravennate ci fu un anziano morto: soffriva anche di altre patologie, Da allora sono passati otto anni, ma ancora tutti ricordano quei giorni come fosse ieri, sia per la situazione che creò scalpore e accese i riflettori sul paese, sia per i tempi di guarigione, molto lunghi per alcuni. Era il 2007, piena estate, nei paesi di Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna, separati solo dal fiume Savio. Nella seconda metà di luglio gli abitanti dei due paesi iniziarono ad ammalarsi di una strana «influenza», che dava febbri molto alte per giorni e dolori lancinanti alle ossa. Molti chiamarono questa malattia la ‘spaccaossi’.

Il numero elevato di casi mise in allarme le autorità sanitarie locali. All’inizio si pensò a una malattia trasmessa dai pappataci, ma verso la metà di agosto si capì che si trattava di chikungunya, malattia tropicale diffusa in Isole dell’Oceano Indiano e in India, che mai, prima di allora, si era diffusa come epidemia nel mondo occidentale. Si risalì al «caso zero», un viaggiatore malato proveniente dall’India che aveva fatto visita ad amici di Castiglione. La persona fu punta da zanzare tigre, le stesse che punsero i residenti e che iniziarono a trasmettere la malattia. Solo il deciso intervento delle autorità locali, che misero in campo strategie per evitare il contagio, evitò che la chikungunya diventasse endemica.

«Io sono stato di quelli che se l’è cavata meglio – ricorda Antonio Ciani, allora presidente del Consiglio di zona di Castiglione di Cervia. – Quando la malattia si conclamò, sono stato malissimo per due o tre giorni. Pensavo di morire dal male che avevo dappertutto. Poi mi è passata la febbre e piano piano sono stato meglio. Altri hanno accusato dolori per un paio d’anni».

E c'è anche chi ancora risente, anche se in forma leggera, di alcuni sintomi. E’ il caso di Paola Morandi, 46 anni, che si ammalò insieme al figlio. «Il mio bambino aveva 5 anni – racconta. – Ricordo che per 5 o 6 giorni avemmo la febbre fino a 40. Durante quei momenti non riuscivamo ad appoggiare i piedi per terra dal male dappertutto. Se dovevamo scendere dal letto, ci spostavamo carponi. Mentre il mio bambino è guarito dalla chikungunya velocemente, io sono rimasta debilitata per mesi. Ad ottobre zoppicavo ancora. Come sto ora? Bene, anche se la chikungunya mi ha lasciato dolori alle articolazioni e alle ossa che periodicamente si manifestano. Prima della malattia ero una persona energica e dinamica, dopo mi sono sentita come se fossi invecchiata di 10 anni nel giro di poche settimane».

Gli abitanti ricordano anche il costante monitoraggio cui furono sottoposti dalle autorità sanitarie. «Per mesi – continua Ciani – l’Asl ci sottopose a controlli periodici per registrare l’evolversi della malattia. Ricordo poi la forte attenzione mediatica, che anch’essa ha faticato a spegnersi. Ancora la scorsa estate abbiamo collaborato con un regista tedesco alla registrazione di un documentario sull’epidemia di chikungunya e su come è stata gestita».