Daniele Bosi con le guide Polaris
Daniele Bosi con le guide Polaris

Faenza (Ravenna), 29 ottobre 2016 - Islanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Giappone. I libri impilati in ordine sugli scaffali nell’ufficio di corso Mazzini e un bel mappamondo fanno sognare grandi viaggi. Se non da fare per davvero, quantomeno con l’immaginazione. Perché non solo i libri di viaggio, ma anche le guide delle edizioni Polaris sono fatte così: si possono leggere come se fossero un saggio sul Paese, o un romanzo. E così resta una guida da leggere anche quella della Siria, che sembra parlare – per ora, almeno – di un Paese che non esiste più. E’ una delle guide alle quali Daniele Bosi, l’editore, è più legato. Bosi, faentino, da circa un anno ha trasferito in città dal Fiorentino l’ormai storica casa editrice di letteratura di viaggio e guide.

Bosi, come è avvenuto questo trasferimento?

«E’ stato un trasferimento obbligato. Nel corso degli anni siamo rimasti in due. L’altro socio ha fatto della fotografia una professione seria e ultimamente aveva sempre meno tempo per cui siamo arrivati a un accomodamento amichevole e non c’era più ragione di rimanere in Toscana».

Il trasloco come è andato?

«Io l’avevo immaginato più soft, ma in realtà è stato complicato, abbiamo dovuto esternalizzare il magazzino e questo ha comportato tre-quattro mesi di caos totale».

Sono guide particolari, le vostre, non è vero?

«Abbiamo iniziato pubblicando libri di elettronica, poi a metà degli anni ’90 abbiamo iniziato con le guide turistiche, anche perché davano più soddisfazione personale. E da circa 12 anni facciamo solo questo. Abbiamo scelto di realizzare un libro, qualcosa vada oltre la guida tradizionale e le informazioni pratiche. Chi lo legge entra un pochino nel Paese, ne conosce la storia e gli aspetti culturali, sociali. Fra l’altro per quanto riguarda le informazioni pratiche con internet si riesce a essere molto più aggiornati che con le guide che escono un anno e mezzo-due dopo la loro gestazione. E’ un problema serio per le guide».

Ci sono lettori e librerie fedeli.

«Noi abbiamo uno zoccolo duro di lettori che acquistano ogni guida, indipendentemente dal fatto che debbano fare un viaggio in quel Paese. E abbiamo anche molti tour operator fedeli. Forse è anche dovuto al modo in cui siamo nati. I primi tre-quattro anni abbiamo pubblicato quasi esclusivamente guide dedicate all’Africa, che contenevano i tracciati gps per l’attraversata del Sahara, cose così, eravamo conosciuti per questo. Pur avendo poche guide in catalogo, avevamo un pubblico molto fedele. E col passaparola ci siamo fatti conoscere».

E poi?

«Usciti da questo piccolo ambito è venuto naturale che cominciassero a proporci nuove destinazioni. Ora non cerchiamo più autori, siamo pieni di proposte. Però, per dire, non abbiamo mai avuto una guida di Cuba, l’autore giusto l’ho trovato solo un paio di mesi fa».

Una guida di cui è particolarmente soddisfatto?

«Alcune guide uniche sul mercato italiano. Per esempio quella dell’Armenia è ancora l’unica dedicata solo a questo Paese».

Ricevete commenti dai lettori?

«Capita di ricevere qualche critica, magari anche giustificata a volte perché non sempre il lavoro può essere perfetto, ma capita di ricevere anche dei complimenti. Ricordo che anni fa ci scrisse uno studioso che lavorava in un'università americana, e che aveva fatto l'archeologo in Siria. Gli avevano regalato la guida e l'aveva letta e ci disse che non poteva credere che un editore italiano avesse avuto il coraggio di pubblicare una guida così, così dettagliata e precisa sulla storia antica della Siria».

Quanto è importante avere una guida in viaggio?

«E’ importante che chi viaggia abbia un supporto che può essere anche un libro di letteratura di viaggio, che ritengo fondamentale. Per esempio credo che chi viaggia molto in Europa possa trovare più stimoli dalla letteratura di viaggio che da una guida. Noi abbiamo sia una guida della Norvegia che un libro, dalla A alla Å (di Camilla Bonetti, ndr). Per viaggiare in Norvegia forse una guida non serve, ed è più interessante un libro che ti racconta il Paese, i norvegesi, ti fa capire certi modi di essere. Questi libri poi sono scritti da autori italiani: è una nostra scelta precisa. Il punto di vista è differente».

E a lei piace viaggiare?

«Il tipo di viaggio che mi piace fare è quello in cui carico la macchina di fronte a casa mia e vado in un posto. Prendo anche l’aereo, ma mi manca la soddisfazione del viaggio. Il viaggio più bello che ho fatto io è stato in Siria a Damasco, siamo partiti in quattro da Faenza e siamo andati a Damasco in macchina. Era il 2007».

Sembra fantascienza oggi, purtroppo.

«Sì. Ogni tanto mi vado a rivedere le foto di quel viaggio e le paragono a quello che ci fanno vedere adesso, ed è veramente triste. Era un Paese bellissimo, dove si stava veramente bene con una delle città più belle che abbia visitato, Aleppo, una delle tre città mito per me con Lisbona e Istanbul. Tutte città ventose, ho l’idea che il vento in una città crei un’atmosfera particolare».

Da poco pubblicate anche romanzi.

«E’ stata un po’ una sfida. Ritengo che un editore per essere completo debba cimentarsi anche con la narrativa, non necessariamente legata al viaggio. Anche se i due romanzi con il viaggio hanno dei legami, in effetti. Uno è ambientato fra Italia e Himalaya e l’altro è invece ambientato a Formentera».

A Faenza che programmi avete?

«Per ora abbiamo fatto alcune presentazioni. E poi c’è la coincidenza che sulla nostra piazzetta ci affacciamo noi, un caffè e una ceramista. Nei giorni scorsi abbiamo organizzato una serata dedicata al Giappone nello studio di Elvira Keller: ceramiche, assaggi di cucina giapponese e i nostri libri. Ne abbiamo in programma altre due, una sulla Norvegia e una sul Marocco, si intitolano ‘Cose dell’altro mondo’».