Meteo Ravenna, domenica in spiaggia a Marina Romea (foto Carlo Morgagni)
Meteo Ravenna, domenica in spiaggia a Marina Romea (foto Carlo Morgagni)

Ravenna, 22 ottobre 2019 - L’82 di agosto: è solo rivoluzionando il calendario gregoriano che il meteorologo Pierluigi Randi ha ritenuto possibile spiegare in termini che non siano puramente numerici le anomale temperature di questi giorni. E’ infatti pari a 27 gradi la temperatura massima registrata ieri nel faentino e nel lughese. A Ravenna si sono toccati i 25, mentre sulla fascia costiera, complice l’azione di mitigazione esercitata dall’Adriatico, ci si è fermati tra i 23 e i 24. «Temperature tipiche dei primi dieci giorni di settembre», spiega Randi. «Siamo 8 gradi sopra la media. Stiamo scontando uno sfasamento di quasi 2 mesi rispetto a quella che dovrebbe essere la norma».
Randi, a cosa è dovuta questa sorta di lunga estate? 
«La bassa pressione sulla Spagna e l’anticiclone che sta attanagliando la penisola balcanica hanno fatto sì che sull’Italia arrivasse una grande massa di aria calda dal Nordafrica. Non è così raro: il vero problema è che quarant’anni fa una situazione analoga avrebbe portato temperature poco sopra i 20 gradi, mentre ieri abbiamo toccato i 27». 

Eppure non siamo dinanzi a un record, giusto? 
«No, e questo non deve tranquillizzarci. Nel 2018 il 24 ottobre toccammo i 28 gradi a Faenza e Lugo, mentre sulle prime colline si arrivò a 30: quasi tutti i record di temperature, per qualsiasi periodo dell’anno, risalgono ormai a non più tardi di 3 anni fa. Perfino il grande caldo dell’estate 2003, che tutti ricordiamo, è stato superato da quello dall’agosto 2017, che fu solo più limitato temporalmente. Il 1998 sembrò allora un’annata anomala, ed effettivamente figura ancora tra le dieci più calde. Ma personalmente credo che già quando sarà terminato il 2019 finirà fuori classifica».

Cosa comporta questo caldo anomalo, nell’immediato? 
«I picchi di calore di questi giorni, non essendo paragonabili a quelli estivi, non dovrebbero causare particolari difficoltà alle persone, benché l’organismo si autoregoli su temperature più basse di quelle che poi si trova ad affrontare. I termosifoni sono spenti, il che si traduce in meno inquinamento nell’aria; il fatto che l’atmosfera sia in movimento evita inoltre che l’inquinamento rimanga intrappolato negli strati più bassi come accade d’inverno. Ciò che più mi preme sottolineare è il rischio presentato dalle alte temperature della superficie del mare, pronte a tramutarsi in energia che andrebbe ad alimentare le perturbazioni. Dobbiamo essere pronti a piogge intense, caratterizzate da un potenziale di acqua precipitabile maggiore». 

Le produzioni agricole del 2020 potrebbero risentirne?

«Chi rischia di più sono certamente le piante, che in questo periodo dovrebbero prepararsi, per gradi, ad affrontare l’inverno: temperature come queste, se prolungate, possono portare ad una seconda fioritura, che impedirebbe a molte di loro di sbocciare regolarmente in primavera. Ci sono poi i danni che può causare la neve in inverno, che sarebbero più intensi su piante fiorite pochi mesi prima». 

Per gli animali?
«Ci stiamo accorgendo come zanzare e cimici continuino a prosperare. Più complicata la situazione per gli uccelli migratori, che in fasi come questa potrebbero ritardare la partenza, con il rischio di dover fare fronte a periodi freddi mentre si trovano ancora in viaggio, quando i molti chilometri percorsi mettono a dura prova i loro organismi». 

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