Andrea Corsini (foto Petrangeli)
Andrea Corsini (foto Petrangeli)

Ravenna, 22 settembre 2018 - Un Pd ravennate sempre più inquieto verso la parte dei vertici nazionali che vorrebbe sciogliere il Pd o cambiargli nome e che, terminata la Festa nazionale dell’Unità, comincia a occuparsi delle prossime elezioni amministrative in programma nel 2019. Nel ravennate andranno al voto in primavera 14 Comuni, mentre per le Regionali si dovrebbe votare in autunno, salvo un accorpamento a maggio.

A proposito di Regione, negli ultimi giorni gli occhi sono puntati sul presidente uscente, il modenese Stefano Bonaccini, che non ha ancora sciolto la riserva sulla sua eventuale ricandidatura. Il suo nome, tra l’altro, è circolato come uno dei possibili candidati alla segreteria nazionale dei democratici. Se Bonaccini decidesse per qualche motivo di non riproporsi alla guida della Regione ci sono tre nomi in ‘pole’: il ravennate Andrea Corsini e il bolognese Raffaele Donini, considerati i due assessori più gettonati dell’attuale giunta regionale, e la vice presidente della Regione Elisabetta Gualmini, data anche per candidata alla segreteria nazionale.

«Non mi pongo il problema della non candidatura di Bonaccini – dice Corsini – e io farò la mia parte come sempre». L’ultimo sondaggio Euromedia Research e Piepoli per ‘Porta a Porta’ riferito all’Emilia Romagna dà la Lega Nord al 36%, il Pd al 22,85 e il M5S al 22,8. «Certo, la preoccupazione è alta – spiega l’attuale assessore al Turismo – ma sono fiducioso che in questa regione sapremo far valere la forza dei fatti». Intanto, si delineano quelli che potrebbero essere gli alleati del Pd alle Regionali. La lista di Pizzarotti e altri ‘civici’, l’ala cattolica con Casini e Galletti e la galassia dei movimenti più a sinistra.

Corsini è critico verso i vertici dei democratici: «il Pd nazionale tra cene, ipotesi di scioglimento e cambio di nome sta destabilizzando. Almeno Martina mette la sua faccia e prova a cambiare le cose».

Insomma, l’assessore ravennate ritiene che «il Pd emiliano romagnolo debba differenziarsi e fare affidamento su se stesso. Direi anche che il Pd nazionale deve ripartire da un gruppo dirigente nuovo che punti sui sindaci di alcune città come Milano, Reggio Calabria, Ravenna, presidenti di Regione (Zingaretti, Bonaccini) ma anche personalità della cultura, del terzo settore e del lavoro».