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Ravenna, grido d'allarme dei medici di Ginecologia. "De Pascale batta un colpo"

Appello al sindaco dai consiglieri comunali Samantha Tardi di CambieRà e Alberto Ancarani di Forza Italia

Ultimo aggiornamento il 11 luglio 2018 alle 11:28
Ravenna, grido d'allarme dei medici di Ginecologia. "De Pascale batta un colpo"

Ravenna, 11 luglio 2018 - Un nuovo grido di allarme dei medici ravennati sulle condizioni critiche di lavoro e un appello congiunto al sindaco da parte dei consiglieri comunali Samantha Tardi di CambieRà e Alberto Ancarani di Forza Italia. Questa volta al centro del dibattito c'è la Struttura complessa aziendale di Ostetricia e Ginecologia della provincia di Ravenna.

"Come si evince da una delle due missive, inviate tra gli altri al sindaco De Pascale - scrivono i consiglieri -, il personale medico addetto ai reparti nei due presidi di Lugo e di Faenza scrive chiaramente di non sentirsi sicuro proprio nella delicata fase finale delle gestazioni, a causa della elevata diminuzione dei parti in quei presìdi, mentre il reparto di Ravenna è oberato dal numero dei parti che in numero crescente vi vengono inviati da Faenza e Lugo. La situazione sembra il risultato di inappropriate decisioni di politica sanitaria: si è favorito il lento declino dei punti nascita di Lugo e Faenza volto a far scendere sotto i 500 parti i due nosocomi, al fine di perdere il requisito che la legge prevede affinché un punto nascita possa rimanere aperto. Pertanto è stato scientemente disposto che, sin dalle fasi iniziali delle gestazioni, non soltanto i casi complessi, ma il maggior numero possibile di parti venisse inviato a Ravenna".

Tardi e Ancarani parlano ancora di "duplice risultato negativo: ridurre la 'clinical competence' degli operatori di Lugo e Faenza a un potenzialmente grave livello di insicurezza - ovvero ci si ritrova con un sempre maggior numero di operatori non più abituato a livello pratico ad effettuare “manovre” ed “operazioni” tecniche o chirurgiche sulle pazienti, mettendo a serio rischio loro stessi, ma soprattutto la vita di gestanti e nascituri - e sovraccaricare inopinatamente i ritmi di lavoro dei professionisti di Ravenna, non solo da un punto di vista meramente clinico, ma a causa altresì delle richieste di sostegno formativo nei confronti dei colleghi di Lugo e Faenza, senza tener conto che essi non sono titolati per ottemperare alla formazione professionale altrui, aumentando quindi di non poco il livello di stress fisico e mentale di tutto il comparto medico in questione".

"Continuare con l'attuale organizzazione comporterà uno stato di insicurezza clinica sia per il personale addetto che per le pazienti" scrivono i due consiglieri. "Quello che andrebbe fatto invece, come è intuibile, è rilanciare i reparti avendo ripristinato la guardia pediatrica. Con ciò anche l’ospedale principale, quello di Ravenna, tornerebbe a trattare un numero di pazienti gestibile; nello stesso tempo il personale medico di Lugo e Faenza riacquisterebbe quella “expertise” di cui oggi lamenta il venir meno. Lugo, in particolare, potrebbe anche diventare centro di riferimento della fisiopatologia della riproduzione".

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