Nevio Salimbeni
Nevio Salimbeni

Ravenna, 10 gennaio 2019 - «La storia dimostra come ogni volta che le società si chiudono in se stesse, virano verso l’autarchia e cominciano, piano piano, a prescindere dallo stato di diritto. Queste stesse società si avvitano, crescono meno e, alla fine, arrivano i conflitti, la violenza e l’ingiustizia diffusa». Mossi da queste istanze, Adriana Castellano e Nevio Salimbeni hanno dato vita a Ravenna a Società Aperta, un nuovo gruppo informale di idee ed azione.

«Noi pensiamo che la nuova sfida sui grandi temi, come Europa, giustizia sociale, sviluppo sostenibile, globalizzazione, diritti civili, libertà, analfabetismo digitale, economia sovranazionale, opportunità per tutti, nasca da questa scelta di base, e non più solo dalle grandi divisioni nate delle prime due rivoluzioni industriali. ‘Società Aperta’ non vuol dire anarchia, ma regole che guardano un po’ oltre al proprio uscio di casa. Vuol dire affrontare i problemi per risolverli non per agitarli».

‘Società Aperta’ è dunque un gruppo civico informale voluto da Castellano e Salimbeni: «Si tratta di uno strumento nato per far crescere la consapevolezza dell’importanza di costruire una società aperta, pensata sulle esigenze delle persone e delle comunità locali, favorendone modalità partecipative territoriali non separate dagli eventi globali, dentro una logica di rilancio e riscrittura del sogno europeo».

Nello specifico, Salimbeni ha spiegato la genesi di questa nuova entità: «Il gruppo nasce per pensare e per fare attività sul territorio, partendo dal basso, ben lontano dalle ideologie. Non si tratta quindi di una delle tante iniziative che nascono con scopi elettorali o congressuali e partitici. Vorremmo provare ad essere un primo nucleo di pensiero e azione per organizzare energie libere, che vogliono parlare di cosa potrebbe essere oggi l’Europa, della mobilità sociale dei giovani, della transizione ambientale necessaria nei fatti, dei diritti civili e dei temi etici del ‘fine vita’, del rapporto tra formazione/innovazione e lavoro, della responsabilità individuale e collettiva nella gestione delle comunità locali, delle opportunità d’integrazione per le fasce meno protette della popolazione».

«La politica come l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni – ha aggiunto Castellano – ha stancato noi e la gran parte della gente. Se vogliamo provare a salvare e rinnovare forme di partecipazione, dobbiamo ripartire dal fare attività per le strade e nei mercati, prendere contatti con le persone reali, scommettere sulla voglia di cambiamento positivo».