Faenza, 18 settembre 2011 - UN PO’ come zio Paperone che andava a caccia d’oro nel Klondike, questi cercatori di tesori, un po’ veri e un po’ meno veri, venerdì pomeriggio si sono ritrovati nel greto del Lamone sotto gli occhi di decine di curiosi che li osservavano dal ponte delle Grazie. E di tesori il gruppo, sotto gli occhi degli ‘esperti’ della Soprintendenza, nel loro piccolo, ne ha trovati. Ma partiamo con ordine. Il 14 settembre del 1842, a causa di una piena eccezionale, il ponte medievale che collegava il Borgo con il centro crollò. Da tempo Giuliano Bettoli, noto ‘Borghigiano’ e cultore delle sue tradizioni girava attorno al ponte. Venerdì, l’armata si mette in moto e, con lo spumante per brindare all’eventuale ‘scoperta’, complice la siccità che ha seccato il fiume scende nell’alveo.

Ci sono Miro Gamberini, Giuliano Bettoli, Stefano Saviotti, Ermanno Bettoli, e Vittorio Maggi, uno di loro architetto e storico locale ed altri appassionati. Quello che viene fuori è al di là di ogni aspettativa: un enorme basamento a blocchi di pietra, non tanto medievale quanto piuttosto d’epoca romana. Le legature sono in piombo, tipiche di quel periodo. Così, malgrado tutto sia da verificare, si azzarda che il basamento del pilone centrale del ponte crollato poggiasse su un basamento romano costruito quando i romani realizzarono la via Emilia, terminata nel 187 avanti Cristo; quel basamento potrebbe avere quasi 2200 anni. Ma durante i lavori di scavo e pulitura sono ‘saltati’ fuori altri tesori, anche se un po’ meno nobili. I fiumi, come i laghi e il mare, sono un po’ delle casseforti.

Tra i rifiuti che tanti hanno gettano nel Lamone anche una coppa, qualche moneta (una spagnola ma recente) e una bottiglietta di vetro, simile a quelle della coca cola ma molto più interessante per i faentini. Si trattava delle bottigliette della rivendita Ossani attiva in città sino a poco dopo la seconda guerra mondiale che preparava con la gassosa e le palline colorate sotto al tappo. Un vero tesoro di ricordi.