Chiara Bennati, Oncologia media Ravenna e responsabile scientifico del progetto
Chiara Bennati, Oncologia media Ravenna e responsabile scientifico del progetto

Ravenna, 29 settembre 2019 - Chiara Bennati, medico responsabile di Oncologia degenza all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. È vero che ci sono buone notizie in una ‘materia’ così drammatica come i tumori?

«Sì. Secondo il report dell’Associazione italiana di oncologia medica, per la prima volta, i nuovi casi di tumore in Italia tendono a diminuire. Nel 2019 sono stimate duemila diagnosi in meno rispetto allo scorso anno. Le cinque più frequenti sono quelle alla mammella, colon-retto, polmone, prostata e vescica. In calo, in particolare, le neoplasie del colon-retto, dello stomaco, del fegato, della prostata e, solo negli uomini, i carcinomi del polmone».

A cosa si deve principalmente, secondo lei, questo bel risultato?
«Certamente alla maggiore attenzione verso uno stile di vita sano, fatto di una corretta alimentazione e di una costante attività fisica, oltre che ovviamente ai continui sforzi della ricerca medica».
 

È vero che il cancro sta diventando una malattia cronica piuttosto che mortale?
«Sì, se si considera che il 53 per cento delle persone con il cancro riesce oggi a vivere in modo decente. Anche se c’è ancora molto da fare, la sopravvivenza è migliorata rispetto al passato».
 

Com’è la situazione generale dell’Emilia Romagna, al riguardo?
«Molto buona. Basti pensare che la nostra regione è al secondo posto, dopo la Valle d’Aosta e a pari merito con la Toscana, per la sopravvivenza degli uomini, mentre al primo posto – sempre insieme alla Toscana – per quella delle donne».
 

Sport e tumore. C’è qualche attività fisica che proprio non è adatta a un paziente col cancro?
«A priori, non c’è nessuna preclusione. Poi chiaramente è necessaria una personalizzazione, con l’aiuto dell’oncologo, del medico sportivo e del nutrizionista».
 

Ci sono, invece, alcuni sport più indicati di altri per alcune patologie tumorali?
«Sì. Per esempio il nordic walking per le donne con tumore alla mammella, in quanto aiuta a contrastare i problemi di edema alle braccia e rafforza la parte alta del torace».
 

Lo sport fa bene anche ai malati che sono sempre stati sedentari?
«Sì, non è mai troppo tardi. Anche chi è pigro, se comincia l’attività sportiva subito dopo la diagnosi, può avere benefici in termini di sopportazione della terapia, oltre che un aiuto per evitare ricadute».
 

Ci sono studi che attestano l’importanza dell’attività fisica in rapporto al cancro?
«Secondo la ricerca internazionale, è ormai assodato che lo sport diminuisca 13 tipi di neoplasie, fra cui quelle al colon, all’endometrio, al polmone e alla prostata. Così come è stato appurato che tra i malati, quelli con tumore al colon e alla mammella, reagiscono meglio grazie allo sport. La grande sfida è lavorare sul tumore al polmone, che tuttora è la prima causa di morte per neoplasia nei paesi industrializzati».

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