Quotidiano Nazionale logo
26 apr 2022

Olimpia Teodora al bivio: il nodo restano le risorse

La società non ha dato ufficialmente addio all’A2, ma servono molti soldi. L’opzione B1, con budget basso, punterebbe alla promozione in poco tempo

L’Olimpia Teodora nella stagione appena conclusa
L’Olimpia Teodora nella stagione appena conclusa
L’Olimpia Teodora nella stagione appena conclusa

Ancora una settimana priva di novità ufficiali. L’Olimpia Teodora sfoglia la margherita davanti a un bivio con due opzioni ben definite.La prima prevede la cessione del diritto di A2 e la partecipazione ala B1, con le due sotto-opzioni di iscriversi con il titolo della seconda squadra allenata da Delgado (seconda in B2 che lotterà per la promozione attraverso i playoff) o con un progetto cittadino unificato che coinvolga l’altra squadra cittadina di B2, la Teodora Torrione Settore Giovanile che, vincendo a Sassuolo, ha matematicamente conquistato la categoria superiore, con guida tecnica passata in settimana da Focchi a Montevecchi.

La possibilità di partecipare al campionato di A2 non è ancora ufficialmente abbandonata: servono però tanti soldi. L’attuale proprietà (propensa alla rinuncia) è pungolata da stimoli esterni, rappresentati in particolare da Giuseppe Brusi, che si è messo a disposizione come possibile riferimento di investitori del settore portuale, quelli del nucleo storico che costituì la società maschile, che prese appunto la denominazione di Porto Volley. Ma il raggiungimento del budget rimarrebbe lontano. Resta l’opzione di bussare alle porte del Municipio, che ha impostato l’ambiziosa e costosissima opera del nuovo Palasport, ma rischia di ritrovarsi privo di realtà sportive di vertice che possano occuparlo. Al momento, però, l’impressione degli operatori del settore femminile è quella che le attenzioni dell’Amministrazione siano rivolte unicamente al settore maschile.

L’opzione A2 sarebbe interpretata, peraltro, non tanto in chiave di conservazione dell’esistente, ma come un trampolino verso la A1, la categoria a cui Ravenna sente di appartenere per lignaggio e tradizione, come se la partecipazione cittadina al grande volley fosse un patrimonio simile a quello di una basilica bizantina, da difendere anche a costo di sacrifici privati e pubblici per mantenere identità e riconoscibilità nazionale e internazionale. Ambizioni importanti per le quali potrebbero entrare in gioco risorse tecniche cittadine al momento rimaste ai margini e una campagna di rafforzamento della squadra che avrebbe già precisi obiettivi.

L’opzione B1, invece, è quella del realismo: Ravenna potrebbe partecipare al campionato interregionale a budget molto basso, con risorse economiche e tecniche (giocatrici, allenatori, staff) tutte cittadine e già interamente disponibili e con una realistica opzione di rientro in serie A, per meriti acquisiti sul campo, in tempi molto brevi.

Ma, oltre al doveroso impegno di soggetti pubblici e privati, è la città stessa, la gente, che deve rispondere alle domande di fondo: cos’è, per Ravenna, la pallavolo? Il vecchio volley saprà scattare con grinta alla ripartenza post pandemica o sarà una delle tante vittime delle modifiche delle abitudini che ha portato in eredità questo biennio di crisi sanitaria? Ai ravennati l’ardua risposta. Il semi-deserto della gara decisiva dei playoff, il mese scorso, è stato, in questo senso, un brutto campanello d’allarme.

Marco Ortolani

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?