Un grande sogno nel cassetto che si è avverato: Chia Pedrelli, 19enne ciclista ravennate, è stata ingaggiata dal Pro Cycling Team di Manuel Fanini, entrando così tra le Elite, le professioniste del pedale, saltando il secondo anno da juniores. "Stavo per appendere la bici al chiodo – racconta Chia, nata a Lugo ma ravennate doc – e a pedalare solo per passione. Lo scorso anno, per il Covid, che ho avuto senza...

Un grande sogno nel cassetto che si è avverato: Chia Pedrelli, 19enne ciclista ravennate, è stata ingaggiata dal Pro Cycling Team di Manuel Fanini, entrando così tra le Elite, le professioniste del pedale, saltando il secondo anno da juniores.

"Stavo per appendere la bici al chiodo – racconta Chia, nata a Lugo ma ravennate doc – e a pedalare solo per passione. Lo scorso anno, per il Covid, che ho avuto senza sintomi a settembre, le gare sono state poche. Inoltre la squadra forlivese in cui sono stata 4 anni, la Re Artù, ha chiuso. Ma il team di Fanini cercava una sesta atleta per il Giro d’Italia, si è spalancata una ‘porta’ e ho subito accettato: il Giro Rosa è il mio sogno e, finalmente, potrò realizzarlo".

Passista veloce, abile a cronometro, le piace anche la pista dove ha ottenuto buoni risultati. "Per la Re Artù, col velodromo a Forlì, il lavoro in pista – prosegue Chia, che deve il suo nome alla passione dei genitori per l’omonima spiaggia sarda – è stato sempre importante. Non amo molto la montagna, al contrario di mio fratello Michele, classe 2005, che corre per la Cotignolese e ha seguito le mie orme. Da piccola ho praticato vari sport che mi sono piaciuti: pallavolo, windsurf e ginnastica ritmica. Ma appena sono salita in bici è stato amore a prima vista: alle elementari con l’aiuto del Pedale Azzurro-Rinascita, veniva organizzata una gimkana e vinsi quella di classe. Però il momento preciso in cui ho capito che la bici sarebbe stato il mio sport è stato poco dopo. Il Pedale Azzurro mi chiamò per un allenamento al parco di via Vicoli: mi diedero una bici bianca, minuscola, ma quando iniziai a pedalare non avrei più smesso". A anni la prima gara. "A San Bernardino: fui doppiata dai maschi ma vinsi tra le ragazze. Mia madre disse che non era una vera vittoria e così decisi di dimostrare che sarebbero arrivate anche le vittorie ‘vere’. E così è stato". E amica di altre due cicliste, le due Sofia, Collinelli e Olivetti. "Per me sono sempre state Colli e Olli", conclude la ravennate che frequenta il 5° anno al ‘Ginanni’ indirizzo Sport Manager.

Ugo Bentivogli