Ravenna, 25 marzo 2012 - Non è facile trovare le parole. Anzi, le parole proprio non ci sono. Perché quando si muore a 37 anni, come è accaduto a Vigor Bovolenta, mentre si fa quello che si ama, giocare a pallavolo, si può solo restare muti. E piangere. Piangere guardando una delle bellissime foto che il nostro Fabrizio Zani aveva scattato un anno fa, nella bella casa che Vigor aveva a Ravenna: una famiglia fantastica, arricchita il 7 gennaio 2011 dall'arrivo delle due gemelline Aurora e Angelica.

Aveva quattro figli Vigor: assieme alla moglie Federica nel divano di casa cercava di abbracciarli tutti in quella foto così tenera e che adesso non si riesce più guardare. 'Sono venuto a Forlì per loro' aveva scritto in una lettera aperta all'inizio di quest'anno. In quel testo ringraziava il grande mondo della pallavolo per tutto quello che gli aveva dato in 21 anni di serie A.

Retrocesso in A2 la scorsa stagione con la Yoga Forlì, aveva scelto di restare all'ombra di San Mercuriale, anche se la società forlivese, per problemi economici, sarebbe ripartita dalla B2. Lui aveva accettato, aveva 37 anni, ma un centrale come lui in B2 era un lusso, un fuori categoria. Ma lui voleva stare vicino a Ravenna, ai genitori, alla sorella, a Federica e ai bambini. E aveva sempre un pensiero per il fratello Antonio, andatosene via anche lui troppo presto, nel 1990, per la leucemia. Lo ricordava spesso. E ora un destino così crudele li ha riuniti.

Andrea Degidi

 

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