Serena Ortolani, opposta di Monza, col marito Davide Mazzanti, ct della nazionale
Serena Ortolani, opposta di Monza, col marito Davide Mazzanti, ct della nazionale

Faenza (Ravenna), 26 marzo 2020 - La faentina Serena Ortolani, due ori Europei e un argento Mondiale, si ferma per paura del Coronavirus, e per senso di responsabilità verso la famiglia, ovvero la figlia e il marito Davide Mazzanti, peraltro ct della nazionale femminile: «Non me la sento di continuare, non è il momento». È un'escalation di sentimenti negativi, dall’ansia allo spavento, fino all’angoscia di fronte all'ignoto ad aver spinto alla decisione: basta con gli allenamenti, che continuano nonostante il fermo forzato del campionato, a costo di dover rinunciare al denaro del contratto con la Saugella Monza. La formazione brianzola ha infatti deciso di proseguire gli allenamenti nonostante le restrizioni.

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Uno stop, quello di Serena Ortolani (cresciuta nel vivaio della Teodora Ravenna), che, a 33 anni, potrebbe anche trasformarsi in un ritiro definitivo. «Ho condiviso l'idea di allenarmi – ha confermato la stessa opposta – fino alla scorsa settimana nel pieno rispetto delle norme e di tutte le precauzioni prese e previste per questa eccezionale situazione. Non me la sono sentita, invece, di mantenere la stessa decisione e di continuare in questo momento e, quindi, ho richiesto alla società la risoluzione del contratto».

Alessandra Marzari, medico al Niguarda e presidente del Consorzio Vero Volley, ha fatto chiarezza su questo clamoroso divorzio. «Lunedì scorso, Serena Ortolani mi ha chiamato e mi ha comunicato la scelta di non allenarsi più. Io le ho offerto alcuni giorni liberi per stare in famiglia e riflettere, ma lei mi ha assicurato che non era un problema di tempo. Era spaventata, non se la sentiva più. A quel punto mi sono tutelata».

Il Vero Volley Monza non ha mai interrotto gli allenamenti, in regola con le norme, ma in evidente controtendenza con il resto dello sport. «Mi preme – ha evidenziato Alessandra Marzari – sottolineare una cosa. Non siamo fuori legge. Il dpcm del 9 marzo e la successiva ordinanza 514 della Regione Lombardia permettono agli atleti di rilievo nazionale di allenarsi. Noi siamo molto attenti alla sicurezza dei nostro atleti. Da oltre un mese vivono isolati e percorrono solo i 400 metri tra le case e la Candy Arena, sanifichiamo il palazzetto almeno due volte al giorno e i palloni, monitoriamo ogni sintomo. Io faccio il medico, se qualcuno pensa che io possa aumentare il rischio del contagio è fuoristrada. Altri club si allenano nei parchi e nessuno dice nulla».

A fronte, però, di una ripresa incerta, per undici club su quattordici della A1 femminile infatti il campionato va annullato. Anche per questo motivo, dirigenti e procuratori stanno valutando una sforbiciata responsabile agli stipendi.