Reggio Emilia, 28 giugno 2018 - «L’unica opportunità di salvare la Reggiana è aiutare Mike Piazza e convincerlo a restare. Ma la vedo grigia...». La ricetta, insipida di ottimismo è di Franco Dal Cin. Il patron del club granata dal ’93 ai primi 2000 – quando poi passò la mano a Ernesto Foglia, il quale cinque anni dopo non riuscì ad evitare il fallimento – rivendica quanto detto mesi fa, quando tornò a Reggio per parlare di stadio (è il “padre” dell’ex Giglio, ora Mapei Stadium-Città del Tricolore che fece costruire) all’Hotel Posta, invitato dalla Lega.

DAL CIN, la Reggiana è a un passo dal fallimento. Ancora una volta.

«Ogni giorno mi sto informando sulle sorti della società leggendo i giornali. L’avevo detto sei mesi fa: l’americano (Piazza, ndr) non può farcela da solo. Si è stufato, si era capito».

Lo giustifica?

«Diciamo che posso capirlo. Ha avuto una serie di vicende ingestibili. In primis, lo stadio. Provate a immaginare uno che spende tanti soldi per comprare una squadra, poi arriva e si trova un altro proprietario nell’impianto della città. Un po’ girano le scatole, no? Poi mettiamoci anche sua moglie che crea un po’ di confusione. E infine, il trauma di Siena. Guardate che per un americano, culturalmente lontano, in senso positivo, dallo sport italiano, è dura da mandare giù un rigore inesistente al ’97...».

Sì, però da qui a non iscrivere la squadra e farla cadere nel precipizio...

«Ragazzi, ma il suo portafogli non è infinito. Da tempo ha fatto appelli per chiedere aiuto. Nessuno lo ha fatto. E lui ora non vede futuro per la Reggiana. Parliamoci chiaro: mantenere una squadra in Serie C significa perdere tre milioni all’anno. Un conto è l’affetto che credo Piazza provi davvero, un altro è il lato economico».

La colpa di chi è? I tifosi meritano perlomeno una spiegazione, non crede?

«Se la prendano con il sindaco. Si è visto anche in questi giorni. Parla e parla, poi fino ad oggi non ha portato nessun imprenditore interessato. Solo fumo».

E se Squinzi garantisse almeno l’iscrizione per la Serie C come «riparazione» per aver acquistato lo stadio?

«Non ci credo per nulla. A lui conviene questa situazione. Se fallisse, elimina un problema».

Quindi game over?

«Mi auguro di no. Ma l’unico modo è trattenere Piazza, aiutarlo e fargli ritrovare l’entusiasmo. Servirebbe un miracolo».

Non è che dopo la «pace» coi tifosi di mesi fa, torna lei eh...

«Vi voglio bene eh, ma non ci penso proprio. Ho già perso tanti soldi. Peccato che non abbia mai conosciuto Piazza, almeno gli avrei spiegato un paio di cose su Reggio».

Ossìa?

«Che dagli imprenditori locali non otterrà mai nulla. Sono persone che non amano essere protagonisti ed essere in vista proprio per non avere tutto ciò che ne consegue, nel bene e nel male con le complicazioni del caso. L’unico modo possibile per costruire qualcosa è la cooperazione. Ma mi risulta che ormai anche questo modello reggiano per eccellenza stia saltando per aria. Purtroppo è lo specchio dei tempi. Trent’anni fa c’era più ricchezza e un governo locale solido. E nonostante questo per salvare la Reggiana siamo dovuti arrivatre noi da Udine... Figuriamoci ora che le certezze si sono sgretolate».

Dai rumors, pare ci stia provando timidamente anche l’ex presidente Alessandro Barilli, colui che le negò l’ingresso nel suo Giglio...

«Non fatemi ridere dai. Già aveva perso tutto anni fa... »

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