Reggio Emilia, 1 luglio 2018 - Un esercito. E’ questa la reale dimensione dei fornitori che starebbero bussando alla porta della Reggiana. Per la precisione sono 175 i conti non saldati con chi, a vario titolo, ha fornito servizi o beni alla società granata. E’ uno degli inquietanti dettagli che emergono da questa vicenda. Inquietanti perché la vera partita per salvare la squadra della città inizia ora e dura 11 giorni. 

Ieri il segretario generale Nicola Simonelli ha imboccato l’autostrada e ha attraversato gli Appennini, per consegnare a Firenze nelle mani della Lega un assegno circolare da 30mila euro che garantirebbe l’iscrizione al campionato di Serie C – che qualora venisse disputato, inizierebbe già in salita con almeno 6 punti di penalizzazione e che potrebbero aumentare man mano che la clessidra scorre –. E oltre a questa cambiale c’erano anche i documenti sull’idoneità dello stadio Mapei. Ma 30mila euro sono un bruscolino. Perché il debito contratto da Piazza & Co., nonostante le generose infusioni di liquidità arrivate dall’americano, ammonterebbe a circa 4,5 milioni. 



Spacchettandoli si creerebbe circa questo quadro: 1,3 milioni sarebbero il non pagato corrente, quindi stipendi di maggio e giugno da sommare ai contributi da marzo ad oggi; circa 2 milioni sarebbero i debiti con i fornitori, il fisco e i 650mila euro dello stadio Mapei; altro mezzo milione sarebbe una vecchia fideiussione firmata da Stefano Compagni e infine ci sarebbero i 350mila euro da pagare di fideiussione per l’iscrizione. A questo malloppo andranno aggiunte pure le cause (tante) che i coniugi Piazza proprio non vorrebbero pagare, ma che dipendono dalle sentenze della giustizia.

L’ultimo dettaglio sussurrato, che emerge da questo marasma granata, è quella di un Mike Piazza battagliero, che ai sindaci revisori avrebbe ribattuto: «Voglio indietro i miei 300mila euro che ho versato per il marchio». Quindi un motto d’orgoglio dell’ex campione di baseball, che non solo non vorrebbe più versare un euro (dopo i tanti milioni già pagati), ma chiederebbe anche un risarcimento per lo sforzo fatto per i colori granata. Insomma, ad oggi la situazione non appare rosea. E le tre cordate che sarebbero in campo (i veneti, Marco Arturo Romano e il gruppo degli imprenditori reggiani) non accetterebbero di accollarsi tutti i debiti interamente. A quel tavolo con Mike si siederebbero solo se dalla famiglia Piazza arrivasse l’apertura per un pagamento condiviso dei debiti. Se questa condizione non dovesse verificarsi prima del 12 luglio, termine ultimo per pagare gli stipendi arretrati, la fideiussione e i contributi, allora ogni speranza riaccesa da quei miseri 30mila euro versati per l’iscrizione sarebbe vana.