Alicia Piazza nella sua casa di Roncolo di Quattro Castella da cui sta traslocando: vivrà a Parma
Alicia Piazza nella sua casa di Roncolo di Quattro Castella da cui sta traslocando: vivrà a Parma

Reggio Emilia, 29 novembre 2018 – Tra cinque giorni l’A.C. Reggiana 1919 morirà. Il 4 dicembre è fissata l’udienza davanti al giudice che, salvo clamorosi colpi di scena, farà calare il sipario sulla storica società granata.

Ma Alicia Piazza dormirà notti serene. «Quel che sarà, sarà», diceva ieri allargando le mani in quel che resta del salotto della villa di Roncolo in cui ha stabilmente abitato fino a una ventina di giorni fa prima di traslocare a Parma. L’ex bagnina di Baywatch, 46 anni splendidamente portati in pantalone e maglia aderenti neri, lo dice mentre mangia un panino alla mortadella accompagnato da acqua naturale. Sul tavolo ha sparpagliato diversi tipi di cioccolata. Di quella buona. Solo alla fine ne azzannerà un pezzettino, proprio quando il discorso scivolerà sull’ex socio e amico Stefano Compagni. Un caso? L’impressione (che diventerà conferma nel prosieguo dell’intervista) è comunque che l’argomento Reggiana rappresenta per l’ex first lady il passato: ben chiuso a chiave in un cassetto.

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Alicia, martedì sarete davanti al giudice che deciderà se la Reggiana deve fallire.

«Non so se ciò avverrà. Noi abbiamo presentato documenti relativi sia all’istanza presentata da Mapei sia a quella di Rocchi. Personalmente sono fiduciosa».

Lei sa che se il giudice decidesse per il fallimento potrebbero delinearsi dei reati come la bancarotta, ad esempio? Mica roba di ridere.

«Non abbiamo paura perché io e Mike siamo puliti. E abbiamo, ci tengo a dirlo, pagato gli stipendi di tutti i dipendenti. L’ultimo bonifico è dello scorso giugno. Abbiamo utilizzato soldi della famiglia Piazza, senza chiedere nulla alle banche».

L’ex direttore commerciale Rocchi pretende il Tfr.

«Se la Reggiana dovesse fallire gli verrà pagato dall’Inps. Altrimenti soldi in cassa ce ne sono ancora, mi risulta circa 600mila euro, e vedrete che incasserà il trattamento di fine rapporto».

Che brutta fine questa vostra esperienza...

«Ci siamo fidati di persone che pensavamo fossero amiche. Stefano Compagni per primo. Ma di lui non voglio parlare perché abbiamo una causa in corso in tribunale».

Voi dite di aver messo nel motore della società granata poco meno di 10 milioni di euro.

«E’ la verità. Dimostrabile. Con una cifra del genere potevamo gestire quattro campionati».

Una cifra enorme, ma probabilmente non per Mike e Alicia: si è letto più volte che il solo patrimonio dell’ex campione di baseball si aggira sui 140 milioni di dollari. Corrisponde a verità?

«Notizia presa da Google (ride Alicia, ndr). Può essere una cifra vicina alla verità, ma non è che i soldi li abbiamo tutti sotto la sedia. Sono investiti in immobili, società e altro».

Insomma, il flop granata non vi ha messo in crisi economicamente.

«Assolutamente. Figuratevi (sorride, ndr) se la famiglia Piazza va kappao per 10 milioni di euro. E comunque, al di là dei soldi, è più forte l’amarezza di aver constatato che ci hanno presi in giro. Noi volevamo solo fare calcio e dare soddisfazioni ai tifosi».

Reggio Emilia. Che sentimento prova nei confronti della città?

«Non cattivi. Lì io e Mike abbiamo amici. Pochi, ma buoni».

Quando avete comunicato la decisione di non iscrivere la squadra alla Serie C, siete stati minacciati o vittime di qualche gesto sgradevole?

«No. Tante offese sui social, ma nessun atto incivile. Io non ho mai avuto paura. Ero solo sul chi va là per i bambini. Tutto qui. Poi ci ha dato una mano la polizia che per una settimana, ventiquatto ore al giorno, ha sostato davanti a casa».

E quando oggi camminate per Reggio?

«Dico la verità: nessuno ci ha mai offesi. Anzi, riceviamo molti colplimenti e grazie».

Torno a dire: che brutta fine...

E’ stata un’esperienza grazie alla quale io e Mike siamo cresciuti. Vi dicò di più: se potessi tornare indietro riprenderei la Reggiana ma se mi trovassi nelle stesse condizioni del 2018 la abbandonerei. Due scelte che abbiamo fatto e che ritengo giuste entrambe».

A proposito di scelte: siete andati a videre a Parma?

«Semplicemente per una questione di comodità: da Roncolo alla scuola dei miei figli impiegavamo un’ora e mezza tra andata e ritorno. Ora in cinque minuti i bambini sono in aula».

Lascerete l’Italia a fine anno scolastico?

«No. Perché dovremmo? Qui stiamo bene. Mike farà avanti e indietro perché ha firmato un contratto di collaborazione con i New York Mets (di cui PIazza è tuttora un’icona). Io invece voglio aprire una piccola azienda di export: portare cibo e vini buoni italiani in America. Di sicuro mai più affari col calcio».

Chiudiamo con curiosità a raffica. Natale dove lo passerete?

«A Miami».

C’è qualcuno tra dirigenti, allenatori, calciatori con cui siete rimasti in contatto?

«Due soli: il capitano Gael Genevier e il direttore sportivo Giuseppe Magalini».

Se a giugno fosse arrivata la Serie B sareste rimasti?

«Sì. Non sarebbe stata economicamente una passeggiata, ma di sicuro il cammino sarebbe stato più agevole grazie a sponsor, tv e media partner».

Ci pensa ancora al rigore inesistente dato al Siena?

«rghhhh (Urla proprio così, poi Alicia apre il pollice e si punta l’indice alla gola come a indicare una pistola). Ho pianto due giorni fila, convincendomi che la Reggiana non è rispettata dalla Lega Calcio».

I tifosi vorrebbero il marchio della Reggiana.

«Abbiamo sempre detto che lo avremmo restituito. Anche questa settimana ci doveva essere un incontro, ma poi è venuta fuori la storia della Mapei. Vedremo. Noi siamo disponibili».