Francesco Amato (Foto Artioli)
Francesco Amato (Foto Artioli)

Reggio Emilia, 12 luglio 2019 - Imprevedibile e incontenibile. Come da copione per Francesco Amato, il 56enne di Rosarno condannato in ‘Aemilia’ a 19 anni e con numerosi precedenti alle spalle. Tanto da mettere in difficoltà persino il proprio storico avvocato difensore, che ha scaricato a sorpresa in aula all’inizio di un’udienza decisiva, quella che lo vedeva alle soglie della sentenza per il sequestro di 5 dipendenti alle Poste di Pieve, avvenuto il 5 novembre 2018.Mal’avvocato Franco Beretti, che lo assisteva da tredici anni, così lo ha descritto nell’arringa finale, quando già il nuovo difensore, nominato d’ufficio dal giudice Silvia Guareschi, era Nicola Gualdi: «Lui è il peggiore nemico di se stesso.Neppurela scelta del rito ordinario era stata condivisa da questa difesa».

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Ieri Amato, in videocollegamento dal carcere di Terni, ha parlato in un modo che ha creato non poche difficoltà al giudice Guareschi. Lei, interrotta continuamente, con pazienza ha tentato di riportare il processo più volte nella normalità, ma senza esito. «Sostituisco Beretti con l’avvocatoMarilena Facente di Parma». E le parole contro il presidente del tribunale Cristina Beretti: «In carcere avevo detto tante cose, la Beretti è un morto che cammina. Ma il tribunale di Reggio vuole nascondere tutto. Io ho fatto tante denunce». Il senso di queste parole, come spiega l’avvocato ai giornalisti, «è chelui voleva far sapere chela Beretti era a rischio, come aveva già detto in passato».

A quel punto Guareschilo invita a parlare dei fatti oggetto del processo. Invano. «È stata il giudice a convincermi a liberare gli ostaggi, ma poi non ha mantenuto le promesse. Io sono stato trasferito da Reggio e le mie denunce sul terrorismo islamico mai prese in considerazione». L’avvocato chiede che sia il nuovo legale a prendere tutto il procedimento in mano. Il pm Iacopo Berardi si oppone al rinvio: «È una tecnica dilatoria». Il giudice parla di «avvicendamento di difensore strumentale» e «condotta ostruzionistica». E decide di andare avanti. Amato insiste nel voler parlare delle sue denunce, chiede che il giudice Beretti venga in aula, dice di aver fatto il sequestro «per il terrorismo che c’è a Reggio, non per difendere me stesso. Non volevo fare male a qualcuno. Volevo Matteo Salvini, ma lui si è rivelato un traditore. Già ai tempi del cartello davanti al tribunale avevo detto di quel prete che minacciò la Beretti e suo figlio... (don Ercole Artoni, a processo per minacce al giudice, ndr)». Poi ammette di aver cercato di rinviare l’udienza. Guareschi ordina di spegnergli il microfono ma lui dal carcere continua rubando quello di un tecnico. Alla fine il giudice dichiara chiusal’istruttoria. Il pm Iacopo Berardi chiede 10 anni per i reati di sequestro di persona aggravato e porto d’arma abusivo (un coltello), rimarcando «lo sprezzo persino degli sconti di pena el’approdo al dibattimento senza strategia difensiva». Il non più avvocato Beretti, con spirito caritatevole verso quel cliente difficile, ha parlato del sequestro «come gesto sostanzialmente suicida, nel quale non voleva farmale agli altri ma sostenere la propria causa, cioè l’innocenza in ‘Aemilia’». Il giudice lo ha condannato a sei anni e quattromesi, riconoscendole attenuanti generiche, e disposto la consegna del verbale di udienza in procura per eventuali accertamenti sulle frasi dalui pronunciate, soprattutto verso il giudice.