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21 apr 2022

"Anoressia e obesità? Sono vere malattie"

Una riflessione su come il cibo, da fonte di vita, arrivi a essere un problema: per difetto o per eccesso. L’articolo di una giovane studentessa

Il cibo è vitale ma se non ne gestiamo l’assunzione può diventare mortale. Sembra difficile immaginare che qualcuno non riesca a trovare la giusta via di mezzo per stare bene, eppure i casi di anoressia o di obesità sono tanti e in tutto il mondo.

Ma andiamo per ordine: che cosa sono l’anoressia e l’obesità? L’anoressia consiste nel rifiuto di mangiare. È un disturbo nervoso che interessa migliaia di persone all’anno, soprattutto fra i 15 e i 20 anni. Si può manifestare in diverse forme: in quelle più gravi si smette totalmente di nutrirsi fino alla morte, altre volte si mangia e poi, per senso di colpa, si vomita tutto.

Molte persone, se curate tempestivamente, evitano la morte ma se si interviene troppo tardi, o non si interviene, non resta niente da fare. Questi disturbi sono significativamente più frequenti nella popolazione femminile rispetto a quella maschile. Uscire dallo stato di anoressia non è semplice perché presenta un aspetto psicologico che richiede un aiuto a 360 gradi e almeno 12-18 mesi di terapia in cliniche specializzate.

In Italia a soffrire di anoressia è tra lo 0.2 e lo 0.8% della popolazione. Si inizia a sviluppare questo disturbo per paura di prendere chili, anche se si è in peso forma.

Il rovescio della medaglia è rappresentato dall’obesità, una condizione altrettanto grave che colpisce 600 milioni di persone al mondo, principalmente uomini (10,8% vs 9%). A differenza dell’anoressia, l’obesità spesso si manifesta nelle prime tre fasce d’età: durante il primo anno di vita, tra i 4 e i 6 anni e nel corso della pubertà.

Il Paese più colpito è il Nauru (Micronesia) che vanta ben il 94,5% di persone in sovrappeso e il 71,7% di obesi. Ciò è causato da un’alimentazione ipercalorica e l’inattività fisica, che generano uno squilibrio tra calorie assunte e calorie bruciate. L’attività fisica, infatti, consente non solo di bruciare calorie, ma anche di incrementare il metabolismo basale a riposo. Questo disturbo presenta cause multifattoriali (familiari, socio-culturali, genetiche) ed è frequentemente associato a disordini ansiosi, ansiosodepressivi o a traumi infantili che portano la vittima a ‘vivere’ l’esperienza dell’alimentazione come un ‘rifugio sicuro’.

Si manifesta non solo come un aumento abnorme di tessuto adiposo (grasso) ma anche con una serie di problemi che interessano tutti gli apparati del corpo, in particolare quello respiratorio, cardio-vascolare e articolare. Lo scoglio maggiore riguarda il fatto che ancora oggi, nonostante le evidenze scientifiche, molte persone non considerano questo disturbo come patologico e quindi non lo curano adeguatamente.

Sofia Cucchi II B

autrice del disegno:

Sofia Cucchi

© Riproduzione riservata

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