Antonio Valerio e il pentito Giglio
Antonio Valerio e il pentito Giglio

Reggio Emilia, 14 settembre 2016 - NUOVO provvedimento antimafia emesso dal tribunale di Reggio. Antonio Valerio, 49 anni, imputato del processo Aemilia (assiste alle udienze dalla gabbia di sicurezza in aula), è stato sottoposto a una misura di prevenzione personale di due anni.

Il pm della Dda di Bologna Marco Mescolini ne aveva chiesti per lui cinque. Per Valerio – accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso e considerato dagli inquirenti uno degli organizzatori della cosca emiliana di ’ndrangheta – era stata chiesta anche la misura di prevenzione patrimoniale (con sequestro dei beni personali), ma sarebbe stata rigettata, in quanto fra i redditi del calabrese e i beni a lui intestati non ci sarebbe sperequazione.

Il provvedimento è stato emesso a luglio dai giudici Angela Baraldi, Antonella Pini Bentivoglio e Giovanni Ghini.

In sostanza, si tratta di una sorta di libertà vigilata, Valerio sarà a tutti gli effetti un sorvegliato speciale, non potrà uscire in determinate fasce orari e frequentare pregiudicati. Una misura chiesta dalla procura per i soggetti ritenuti pericolosi. «Valerio è considerato organizzatore ed già stato implicato in un processo per concorso in omicidio di ‘ndrangheta», si legge fra le motivazioni addotte dalla Dda.

Antonio Valerio, infatti, nel 2013 fu coinvolto nell’operazione Filottete, inchiesta di Catanzaro che ha cercato di far luce su vent’anni di faide tra le cosche del Crotonese e sette omicidi avvenuti tra il 1989 e il 2007. Fondamentali, per le indagini, le dichiarazioni della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, poi uccisa dal suo ex compagno Carlo Cosco; il suo cadavere bruciato.

Antonio Valerio nel processo scaturito da Filottete era imputato per concorso in omicidio di Rosario Ruggiero, assassinato il 24 giugno del 1992 a Cutro, ritenuto reo – a suo dire – dell’omicidio del padre. Valerio, secondo le accuse, avrebbe preordinato il delitto dal carcere di Reggio in cui era detenuto per fatti di droga.

Contro di lui ci sarebbero state anche le dichiarazioni dei pentiti Paolo Bellini e Angelo Salvatore Cortese. Il pm di Catanzaro aveva chiesto una condanna a 30 anni per Valerio; il gup, invece, lo ha assolto per non aver commesso il fatto nel luglio 2015.

A carico di Antonio Valerio, ora, ci sarebbero però anche due nuovi verbali di dichiarazioni rilasciate dal pentito del processo Aemilia Giuseppe ‘Pino’ Giglio, già condannato in abbreviato a 12 anni e 6 mesi. Giglio – difeso dall’avvocato Luigi Li Gotti – all’interno della sua collaborazione di giustizia con la procura antimafia di Bologna, avrebbe confermato l’appartenenza di Valerio alla cosca emiliana.

«Nelle parole di Giglio non c’è alcun riferimento preciso, solo parole riportate e per sentito dire – commenta l’avvocato Francesco Miraglia, difensore di Valerio –. Mi sembra che tutto questo processo sia basato sul luogo d’origine, su chi è calabrese. Ma in un processo per associazione mafiosa credo ci debba essere almeno un indizio coincidente e concordante. Qui non c’è. Credo anche che ci dovrebbe essere più gente ad assistere alle udienze, per capire come vanno le cose. Le persone dovrebbero venire e rendersi conto. Stiamo facendo un processo sul luogo d’origine delle persone».

Oggi in calendario una nuova udienza del processo Aemilia. Tra i testimoni in calendario anche il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, che per primo ha denunciato le infiltrazioni all’interno del mondo dei trasporti.