FRANCESCA CHILLONI
Cronaca

L’appello disperato: "Ho tre figli disabili e nessuna possibilità di terapie adeguate"

Sos della 32enne di Reggio Emilia: "Costretti ad abitare a Ramiseto perché non si trovano alloggi. Il mio compagno lavora a Calerno: un terzo dello stipendio va in benzina"

Il grido di aiuto di una mamma di 32 anni

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Reggio Emilia, 30 ottobre 2023 – Tre bambini con disabilità, un appartamento di due stanze a Ramiseto, un solo stipendio e centinaia di chilometri da percorrere al giorno per incassarlo a fine mese. Non era quello che la 32enne Anna (la chiameremo così per tutelare la riservatezza dei bambini) e il suo compagno, 36 anni, di origine magrebina, si aspettavano quando hanno deciso di abbandonare Palermo in cerca di lavoro e di una situazione socio-assistenziale migliore per i loro bambini, il più piccolo dei quali affetto da una gravissima forma di autismo.

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"È stata una decisione difficile, su cui ho riflettuto a lungo – spiega la donna –. Anche adesso, sia pur nelle difficoltà, non ho perso la speranza di poter dare a me e ai nostri figli qualcosa di meglio di quanto offre la Sicilia". Ramiseto è "l’unico paese in cui siamo riusciti a trovare un alloggio", ma lui "lavora come autista per un’azienda con sede a Calerno di Sant’Ilario, e ogni giorno deve scendere in pianura per prendere servizio. Io resto a Ventasso con i bambini, da sola, senza alcun aiuto se non la scuola al mattino. Il paese non offre opportunità di lavoro nemmeno per chi è nato sulla montagna reggiana. Inoltre non ci sono opportunità di fare le terapie ai bambini".

La madre con voce angosciata illustra la condizione dei tre piccoli: "Il maschio di 10 ha un disturbo oppositivo-provocatorio; siamo in fase di diagnostica. La bambina di 4 è ipercinetica e ha ritardi nel linguaggio, anche lei in fase finale di diagnostica. Il terzo, che ha 3 anni, è autistico di terzo livello, con assenza del linguaggio e un ritardo globale dello sviluppo".

Anna 5 anni fa, aveva una separazione alle spalle, e il bambino più grande che già accusava qualche problema caratteriale. Abitava a Palermo con la madre che l’aiutava nella quotidianità, quando ha incontrato l’attuale compagno. Si innamorano e decidono di metter su famiglia insieme: "Lui è arrivato in Italia 17enne, circa 16 anni fa – racconta la donna –. Ha sempre lavorato, ha la fedina penale pulita e non ha mai avuto problemi con la polizia. In Sicilia il lavoro è poco, ed è quasi tutto in nero. Così due anni fa è venuto a Modena e ha trovato un’occupazione sia pur con un contratto a tempo determinato. Abitava con altri ragazzi. Intanto sono nati gli altri bimbi. Purtroppo riuscivamo a vederci raramente. Abbiamo pensato a lungo il da farsi, poi la scelta: 8 mesi fa sono salita al Nord anche io".

Il compagno cambia sede di lavoro, si sposta a Sant’Ilario. "La ricerca della casa è stata molto difficile – sottolinea Anna –. Lui parla bene italiano, ma ogni volta che i padroni capivano che lui è nordafricano tiravano fuori delle scuse – ’ho già affittato l’appartamento, mi serve per mio figlio...’ – o volevano affitti molto alti. Gli assistenti sociali ci hanno spiegato che per chiedere una casa popolare ed entrare in graduatoria bisogna essere residenti o avere un lavoro qui da almeno 3 anni. L’unico alloggio che abbiamo trovato è stato a Ventasso".

È composto da una sala-cucina, un bagno e una grande camera da letto: "Il bambino grande dorme sul divano, i lettini dei piccoli sono nella camera matrimoniale". I bimbi vanno all’asilo, mentre il grande è in quinta elementare. "Il piccolo ha un’insegnante d’appoggio fissa e l’educatrice una volta alla settimana, ma lui e la sorella non possono rimanere a dormire perché nella pausa c’è una sola insegnante".

La mamma si sente umiliata: "Vorrei essere autonoma, almeno al mattino vorrei lavorare, ma non trovo nulla. Viviamo con un solo stipendio: mille euro al mese, oltre all’assegno unico e l’accompagnamento per un bimbo. Il Comune ci ha aiutato: ci ha pagato il gas, quando è arrivata una bolletta da 600 euro. Ho anche accettato il pacco alimentare… Ma le spese sono pesanti: 350 euro di benzina per andare al lavoro a Calerno. Per fare terapia, abbiamo un’auto con un volontario che accompagna il bimbo a Castelnovo Monti, anche se là non c’è un centro specializzato in autismo. Le terapie migliori sono a Reggio e a Parma. A Ramiseto inoltre non c’è nulla, a parte un piccolo parco, un caffè, due bar e un supermercato. Senza auto e lavoro sono bloccata. Non so come sto in piedi ogni giorno. Sono disperata".