di Daniele Petrone Dall’agricoltura al ripopolamento abitativo fino al turismo. La Regione Emilia-Romagna punta forte sulla nostra montagna. I prossimi due anni saranno caratterizzati da una pioggia di risorse per rivalorizzare le aree appenniniche. È forse uno dei pochi effetti collaterali positivi che ha portato la pandemia, ossìa riscoprire la ricchezza del crinale, di non abbandonarlo e di dare l’opportunità di viverci e di restarci a chi vi è legato o a chi lo preferisce alla città. Dei 120 milioni di contributo nel settennio del Psr – piano di sviluppo rurale 2014-2020 – in provincia di Reggio, il 38% delle risorse è andato all’area appenninica. In relazione al biennio 2021-2022 la Regione ha deciso di rilanciare ancora più forte sul crinale e tutto ciò che è relativo ad esso,, stanziando un...

di Daniele Petrone

Dall’agricoltura al ripopolamento abitativo fino al turismo. La Regione Emilia-Romagna punta forte sulla nostra montagna. I prossimi due anni saranno caratterizzati da una pioggia di risorse per rivalorizzare le aree appenniniche. È forse uno dei pochi effetti collaterali positivi che ha portato la pandemia, ossìa riscoprire la ricchezza del crinale, di non abbandonarlo e di dare l’opportunità di viverci e di restarci a chi vi è legato o a chi lo preferisce alla città.

Dei 120 milioni di contributo nel settennio del Psr – piano di sviluppo rurale 2014-2020 – in provincia di Reggio, il 38% delle risorse è andato all’area appenninica. In relazione al biennio 2021-2022 la Regione ha deciso di rilanciare ancora più forte sul crinale e tutto ciò che è relativo ad esso,, stanziando un programma straordinario di investimenti per la montagna e le aree interne, con un bando regionale da 14 milioni di euro per sostenere i progetti dei Comuni appenninici e del basso ferrarese.

L’obiettivo di questi finanziamenti è quello di sviluppare ed ammodernare a trecentosessanta gradi investendo sull’intero spettro delle infrastrutture e servizi: dai centri di aggregazione alla manutenzione della viabilità, passando per biblioteche, spazi polifunzionali e punti di connettività internet. Si sosterranno azioni in grado di produrre investimenti pubblici diffusi, capaci di offrire servizi per i cittadini, dalle connessioni digitali, all’innovazione e di favorire progetti condivisi tra Comuni, Unioni e Regioni, mettendo al centro i Comuni più piccoli e periferici, ma proprio per questo cruciali nella coesione territoriale della regione.

A beneficiarne potranno essere le zone montane e le unioni dei Comuni delle province (per il reggiano si parla dei comuni di Baiso, Carpineti, Casina, Castelnovo ne’ Monti, Canossa, Toano, Vetto, Viano, Villa Minozzo, Ventasso e le Unioni Val d’Enza Tresinaro e Secchia Appennino Reggiano) che si impegnano – come previsto dai protocolli d’intesa siglati dalle conferenze territoriali delle singole province – a istituire tavoli tecnici per definire proposte, tempistiche, opportunità di convenzioni tra Comuni e ripartizione dei contributi.

Inoltre verranno raddoppiati i fondi del ‘Bando Montagna’, con altri dieci milioni rispetto agli altrettanti elargiti nel settembre scorso che ha permesso a 341 giovani coppie e famiglie (28.500 euro l’importo medio assegnato a fondo perduto a beneficio di nuclei con figli nell’80% dei casi per un’età media di 32,5 anni) per acquistare o ristrutturare casa nei 119 Comuni appenninici emiliano-romagnoli, di cui 70 nella montagna reggiana per 1,9 milioni di contributo regionale. Tutto ciò ha rappresentato anche un’iniezione significativa di risorse a beneficio dell’economia dei territori montani, grazie ai cantieri che si apriranno per gli interventi necessari, nel 93% dei casi realizzati da imprese locali.

E in questa prima fase, sono stati premiati anche i nuclei che hanno deciso di insediarsi nei comuni più svantaggiati (Con priorità data per indice di spopolamento, anzianità e reddito, prevedendo contributi a fondo perduto da un minimo di 10mila a un massimo di 30mila euro e comunque non superiori al 50% delle spese sostenute in caso di acquisto dell’immobile e, in caso di ristrutturazione, al 50% dell’importo lavori e alla somma non portata in detrazione fiscale).

Alla fine il successo lo dicono i numeri, ancora una volta. Sono state infatti, ben 2.310 le domande arrivate e ritenute ammissibili. Ma dare la possibilità ai giovani e agli imprenditori di restare in Appennino, passa inderogabilmente sul potenziamento delle infrastrutture, soprattutto tecnologiche, che è stata la vera pecca in questi anni in termini di arretratezza della montagna. La Regione pian piano sta cercando di colmare il gap competitivo: per la banda ultra larga nelle zone rurali in questi anni sono stati investiti più di 9 milioni di euro per promuovere l’accessibilità, l’uso e la qualità delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Dai prossimi due anni passa il futuro della nostra montagna.