Barbara Berni, neopresidente Fand reggiana (diabetologia pediatrica di Reggio)
Barbara Berni, neopresidente Fand reggiana (diabetologia pediatrica di Reggio)

Reggio Emilia, 21 febbraio 2019 - «Mio figlio è stato strappato agli amici del paese». È il dramma del piccolo Francesco (nome di fantasia, ndr), il bimbo di due anni e mezzo che un asilo statale reggiano ha rifiutato perché diabetico. Troppo difficile prendersi cura di lui, hanno detto le maestre. Una storia fortunatamente a parziale lieto fine, dato che la scuola vicina lo ha subito accettato. La differenza sta non solo nel costo, che aumenta di trenta euro (da 120 a 150 al mese), ma soprattutto nel fatto che il primo era statale, mentre il secondo che l’ha accolto è parrocchiale, convenzionato con lo Stato. 

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Diabetico sin dal primo anno di vita, Francesco è sempre collegato a un microinfusore, per evitare le iniezioni d’insulina, e a un sensore che riporta il tasso glicemico, anche da remoto. «Io e mia moglie riusciamo a sapere da un’app del telefono il tasso glicemico di nostro figlio, ma non a regolare il microinfusore». Il papà e sua moglie decidono di rivolgersi a una scuola statale poco distante da casa, nello stesso paese dell’appennino reggiano in cui vivono. «Le insegnanti hanno seguito un corso di formazione, composto sia da una parte teorica che pratica», spiega papà Luca. L’accordo, prima di acconsentire all’iscrizione di Francesco, era che fosse presente un genitore ogni giorno, per un mese ‘di prova’.

Diabete, controlli della glicemia (Foto Ansa)

«Così è stato – racconta Luca –, e dopo esattamente un mese abbiamo ricevuto una lettera da parte della scuola. Le maestre si rendevano indisponibili ad assistere mio figlio. La motivazione, per altro sgangherata, era che non c’erano le condizioni per garantire un controllo glicemico. A dicembre è stata fatta una riunione con il dirigente scolastico presente: è stato un Natale terribile». L’alternativa, a quel punto, era cambiare asilo o trovare un’infermiera che potesse seguire Francesco a tempo pieno. La scelta ricade appunto sulla prima opzione, e ora Francesco frequenta la scuola materna parrocchiale. 
 
«Non stiamo però a guardare alle differenze tra statale e parrocchiale – dice il padre –. Il problema sta nella normativa, che attualmente permette di non prendersi determinate responsabilità, per quanto dopo un corso se ne abbiano le competenze». Allo sdegno dei genitori si unisce quello di Rita Lidia Stara, presidente della Federazione regionale di associazioni che si impegnano per le persone con diabete (Fe.d.er): «Il personale scolastico si è trincerato dietro norme obsolete e superate – dice la Stara –. È stato proposto anche un supporto sanitario per la somministrazione al momento del pasto, ma il personale non intende occuparsi di nulla». Secondo la presidente, il protocollo provinciale è da rivedere con urgenza.
 
«È la prima volta che vedo una tale chiusura nei confronti di un bambino – conclude la presidente –. Questo caso deve servire a ottenere una normativa nazionale a tutela dei minori come Francesco». Oltre alle questioni economiche e logistiche, papà Luca puntualizza come questa vicenda abbia scosso emotivamente suo figlio: «Chiede sempre se la scuola ha chiuso, noi rispondiamo che è stato promosso, per farlo rimanere tranquillo e felice». «Quanto accaduto in appennino è grave», aggiunge Barbara Berni, neopresidente della Fand (associazione per la diabetologia pediatrica di Reggio). «Trovare l’umana accoglienza – aggiunge – dovrebbe far muovere ben oltre i protocolli e le formalità».