Bibbiano (Reggio Emilia), 26 luglio 2019 - Era stata nominata affidataria di due bambini: nel 2017 di una femmina, l’anno dopo di un maschietto. Ma quei piccoli la donna non li ha mai accolti nella sua casa. L’accoglienza rimase solo sulla carta: quella dei documenti che, secondo quanto finora ricostruito dall’inchiesta ‘Angeli e demoni’, la responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza Federica Anghinolfi – agli arresti domiciliari per falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni gravissime – le avrebbe fatto firmare. Una farsa, insomma. Come quella che una psicoterapeuta indagata avrebbe messo in scena verso lo stesso bambino: «Gli psicologi la chiamano elaborazione del lutto – raccontava in una intercettazione –. Dobbiamo vedere tuo padre nella realtà e sapere che quel papà non esiste più e non c’è più come papà. È come se dovessimo fare un funerale». 

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Questa volta in difficoltà si trovava anche l’improvvisata affidataria, la cui situazione di debolezza sarebbe stata sfruttata dalla Anghinolfi per far transitare il denaro verso il centro ‘Hansel e Gretel’. In che modo, lo ha raccontato agli inquirenti la donna che nel 2016 «a seguito di problemi economici» si era rivolta ai servizi sociali della Val d’Enza «a cui mi indirizzò il centro per l’impiego. Feci un tirocinio di segreteria, percependo 550 euro mensili per i primi sette mesi». Fu così che conobbe la Anghinolfi: «Le chiesi di poter lavorare e lei mi propose come cuoca all’App» una struttura pomeridiana di aggregazione giovanile in Val d’Enza, «per tre volte alla settimana in cambio di 360 euro al mese. Lei mi disse che era necessario formalizzare la mia attività attraverso un documento». Tutto normale, se non fosse che per contrattualizzare l’attività dietro ai fornelli della donna sarebbe stato chiesto di farsi carico di un minore, almeno in apparenza: «Mi fu consegnato un foglio dove Federica indicava che mi dava un bambino (di cui fa nome e cognome, ndr.) in affido sostegno». Ma la donna, candidamente, ammette anche: «In realtà, né nel 2017, né nel 2018 diedi ai due minori alcuna accoglienza. Li conosco solo perché a pranzo cucino per loro e per tutti gli altri ragazzi. Non conosco le loro storie e neppure chi siano i genitori». 

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La cuocaspiega anche nel dettaglio quale ruolo la Anghinolfi le avrebbe affidato: «Mi chiese di diventare un tramite per il pagamento delle spese di psicoterapia, senza precisarmi il perché». E descrive il giro che faceva il denaro: «Da quel momento i servizi sociali, a cui il centro ‘Hansel e Gretel’ trasmette le fatture a me intestate per la psicoterapia del minorenne, mi anticipano ogni mese la somma sul mio conto. Poi io, come da indicazioni di Federica, faccio un bonifico alla ‘Hansel e Gretel’». Parole confermate anche dalla madre del minorenne: «Mio figlio è sempre rimasto a casa mia, sotto la supervisione dei servizi sociali. Sono sbalordita, ero all’oscuro di tutto. Non conosco questa signora e mio figlio non le è mai stato affidato». Per quest’episodio Anghinolfi è indagata per falso ideologico in atti pubblici: «Attraverso il documento falso – per il giudice – è stata predisposta la pezza d’appoggio per dare alla cuoca una sorta di retribuzione in assenza di assunzione formale, facendo inserire la voce di spesa nel bilancio dell’Unione dei Comuni come ‘rimborso affido’ per il bambino».