Federica Anghinolfi, ex responsabile dei Servizi sociali della Val d’Enza
Federica Anghinolfi, ex responsabile dei Servizi sociali della Val d’Enza

Reggio Emilia, 23 dicembre 2019 - "Erano convinti dell’esistenza di una setta di pedofili, collegata a quella dei ‘Diavoli’ della Bassa modenese, da cui andavano protetti i minori reggiani, anche mediante la commissione di falsi, depistaggi e frodi processuali". Questa circostanza viene descritta nell’ordinanza, datata 20 dicembre, emessa dal giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi e relativa a Federica Anghinolfi, ex responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza, e a Francesco Monopoli, assistente sociale.

Il nuovo documento giudiziario prescrive per i due indagati-chiave dell’inchiesta denominata ‘Angeli e demoni’ il divieto di esercitare la loro professione per un anno, sia in Val d’Enza sia altrove.
Messi agli arresti domiciliari dal 27 giugno, Anghinolfi e Monopoli sono tornati liberi da sabato, con qualche giorno di anticipo rispetto alla naturale scadenza della misura custodiale, fissata sei mesi dopo quella data, cioè il 27 dicembre prossimo.

I due restano indagati a vario titolo in attesa di ricevere l’avviso 415 bis (fine indagini) da parte del pm Valentina Salvi: tornati a piede libero, sono ora sottoposti alla nuova misura interdittiva sulla professione disposta dal gip, nella cui ordinanza è scritto che gli approfondimenti investigativi seguiti al 27 giugno "confermano e rafforzano i gravi indizi di colpevolezza" e che "esiste un programma unitario criminale, volto a sostenere abusi sessuali (subiti dai bambini, ndr) inesistenti".

E si accenna anche a "numerose conferme probatorie sulle ipotesi di abuso d’ufficio e falsificazione delle relazioni".

Ramponi aggiunge altre due circostanze che, se provate in giudizio, sarebbero pesanti: i due indagati "con la convinzione della setta dei pedofili condizionavano anche l’operato dei periti e dei consulenti tecnici d’ufficio dei tribunali, a cui veniva riferito di non parlare con nessuno perché la setta era composta da magistrati e forze dell’ordine".

A proposito di Anghinolfi, il gip parla di "totale assenza di autocontrollo e di equilibrio, al punto di aver illegittimamente ordinato a un agente della polizia municipale di arrestare un uomo che, in maniera assolutamente alterata, stava solo chiedendo notizie sull’affidamento dei figli".

L’ex responsabile lo avrebbe intimato all’agente perentoriamente, "con toni quasi militari, urlando ripetutamente di procedere all’arresto perché quell’uomo aveva leso il suo ruolo di assistente sociale". Per Anghinolfi si parla anche di "ripetute violazioni, durante i domiciliari, del divieto di comunicare con terzi".

Dall’ordinanza emerge anche un altro aspetto rilevante, segnalato dal pm Valentina Salvi, titolare dell’inchiesta, e accolto dal gip Ramponi: i due magistrati ravvisano per Anghinolfi e Monopoli rischi per la sicurezza personale.
"Concordemente con il pm", scrive Ramponi, "bisogna ritenere che ora, proprio a causa della distruzione dell’immagine pubblica degli indagati, essi devono temere per la propria incolumità".

Secondo Ramponi, in sintesi, questa circostanza, accompagnata dall’"allontanamento della vita pubblica" e dalla "cesura causata dalla misura detentiva", ha fatto nel frattempo scemare il rischio che le due persone indagate "compromettano la genuinità delle fonti di prova e delle testimonianze".