Emily Formisano e il cartello con il divieto solo in tedesco
Emily Formisano e il cartello con il divieto solo in tedesco

Reggio Emilia, 6 gennaio 2018 - I cartelli che indicano il divieto di percorrere la pista nera sul Renon sono finiti nel mirino della procura di Bolzano. Ieri, infatti, il pm di turno Luisa Mosna ha effettuato un sopralluogo sulla pista (FOTO) con i carabinieri decidendo di chiudere e porre sotto sequestro la discesa su cui ha trovato la morte Emily Formisano, una bimba di 8 anni di Reggio Emilia, mentre la mamma Renata Dyakowska, 38 anni – che era con lei sullo slittino quando si sono schiantate contro un albero – è rimasta gravemente ferita ed è ricoverata in condizioni disperate all’ospedale di Bolzano.

Renata Dyakowska, 38 anni

Cartelli nel mirino

Per fare luce sulla dinamica dell’incidente, quindi, la procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, inscrivendo nel registro degli indagati, come atto dovuto, la mamma della bimba e un gestore della pista. Secondo una prima ricostruzione, infatti, mamma e figlia sarebbero salite sul Renon con la cabinovia, ma invece di scendere a metà strada, dove c’era la discesa per gli slittini, sono arrivate in cima e hanno imboccato la pista nera riservata agli sciatori. Proprio i cartelli di avviso sono finiti al centro della polemica, perché riporterebbero la scritta solo in tedesco.

Carenze da chiarire

«La rimozione sui sentieri di montagna da parte dei gestori e ora anche sulle piste da sci di indicazioni fondamentali in italiano ora si può capire a quali tragedie possa portare», dice il consigliere provinciale Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore Fratelli d’Italia). «È paradossale che, con tutti i turisti italiani che frequentano le piste altoatesine, si pensi sia sufficiente apporre dei cartelli solo in lingua tedesca», osserva il consigliere comunale di Bolzano Claudio Della Ratta (Pd). «Una triste e dolorosa vicenda, originata forse anche da carente informazione, assolutamente da chiarire», conclude Della Ratta.

Lo strazio di papà Ciro

Polemica a parte, però, resta lo strazio di una famiglia distrutta e di un padre, Ciro Formisano, operaio specializzato della Dana Brevini di Reggio Emilia. L’uomo, infatti, quando ha saputo cosa era successo, stando al racconto dei soccorritori avrebbe esclamato distrutto: «Il mio è angelo è morto, perché non sono morto io?».

Emily Formisano

"La figlia che tutti vorrebbero"

Uno strazio che è arrivato dalle montagne del Trentino fino nel cuore della pianura padana. Emily, infatti, a Reggio Emilia praticava pattinaggio con la polisportiva La Torre. «Ho sempre pensato che fosse la figlia che ciascuno di noi avrebbe voluto avere – dice Anna Zecchini, presidente della sezione pattinaggio della polisportiva –. Era buona, riservata ed educata».

È toccante la testimonianza di Mara Pinotti. Ex campionessa di pattinaggio e allenatrice di Emily: «Emily era un po’ timida, ma aveva un bel sorriso. Aveva un carattere che mi piaceva tanto. Perché, magari, arrivava in palestra con tanti pensieri in testa, poi si metteva i pattini, mi guardava con il suo bel sorriso e vedevo che si trasformava. In pista mi sembrava sempre felice».

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Lo sgomento, poi, ha colpito anche i vicini che da anni vivono fianco a fianco con la famiglia Formisano in via Gogol, nella periferia reggiana, a due passi dalla via Emilia, che collega Reggio a Modena. «Emily a volte portava a spasso i miei cagnolini, amava tantissimo gli animali e aveva la passione per il pattinaggio – racconta una vicina commossa –. È tremendo quanto è accaduto, la madre ripeteva spesso che Emily era la luce dei suoi occhi. Mi auguro che almeno lei (Renata, ndr) si riprenda». Di fronte a una tragedia del genere c’è anche chi non trova parole: «Era una bambina bellissima, quello che è accaduto è una tragedia, soltanto una tragedia».