ALESSANDRA CODELUPPI
Cronaca

Brescello, le accuse "Coffrini ha fatto sì che gli ’ndranghetisti si mimetizzassero"

Le ricostruzioni della Dda: "L’avvocato criticava le interdittive prefettizie. Negò consapevolmente la presenza della criminalità organizzata in paese" .

Brescello, le accuse  "Coffrini ha fatto sì  che gli ’ndranghetisti  si mimetizzassero"

Brescello, le accuse "Coffrini ha fatto sì che gli ’ndranghetisti si mimetizzassero"

di Alessandra Codeluppi

"Marcello Coffrini ha fatto sì che gli ‘ndranghetisti attivi a Brescello si mimetizzassero tra la cittadinanza, fossero considerati innocui sostenitori del sindaco, acquisissero consensi e credibilità: in una parola, che risultasse che non erano mafiosi e che a Brescello non c’era la ‘ndrangheta". Negli episodi riguardanti l’ex primo cittadino – e il suo predecessore Giuseppe Vezzani – che furono anche alla base dello scioglimento del Comune, provvedimento amministrativo – la Dda di Bologna ha individuato aspetti di grave rilievo penale, tanto da indagare entrambi per concorso esterno alla mafia. Alcuni elementi sono stati anche messi in relazione alle recenti udienze del processo ‘Grimilde’. Coffrini, 52 anni, è indagato in veste di membro della commissione urbanistica di Brescello (2004-2008), assessore (2008 e 2009-2014) e poi sindaco (2014-2016), nonché avvocato dello studio che difese i Grande Aracri nella vicenda degli edifici abusivi a Capo Colonna (Crotone). La Dda ha fatto una lunga disamina dell’intervista che rilasciò nell’agosto 2014 a Elia Minari dell’associazione ‘Cortocircuito’, in cui lui definì Francesco Grande Aracri (ora imputato in ‘Grimilde’, rito ordinario) "molto composto ed educato": "Negò consapevolmente la presenza della criminalità organizzata a Brescello – si legge –, in totale controtendenza rispetto alle denunce dei referenti istituzionali, imprenditori e testimoni e trascurando di ricordare l’omicidio di ‘ndrangheta del 1992 e la condanna in ‘Edilpiovra’".

Gli inquirenti citano un dialogo intercettato il 23 novembre 2019, quando Grande Aracri lo chiamò per nome "rivelando indiscutibile confidenza": ‘Ma tu le hai lette le carte, che c’è Marcello pure nelle carte?’. E la figlia Rosita Grande Aracri risponde: "Sii". La condotta tenuta da Coffrini sarebbe servita "a ingenerare nell’opinione pubblica il convincimento che Francesco era in realtà una persona perbene e innocua, a dispetto dei provvedimenti peraltro già definitivi – che in modo subdolo voleva far passare come sbagliati –, e non un pericoloso esponente di vertice nella ‘ndrangheta". In una parte del video registrata e non pubblicata, "Coffrini esprimeva i lati a suo dire negativi delle interdittive antimafia, trascurando quelli positivi e cercando di delegittimare l’operato del prefetto, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta a Reggio".

Vi è anche un’ampia analisi della manifestazione che fu organizzata il 29 settembre 2014 a sostegno di Coffrini (nella foto in alto), "con il suo stesso contributo", in piazza a Brescello, a cui parteciparono membri della famiglia Grande Aracri ("lui ben sapeva che sarebbero intervenuti esponenti della cosca o contigui") che rilasciarono interviste a difesa del sindaco, il quale ricevette le 400 firme a suo favore, "diverse delle quali apposte da parenti dei Grande Aracri". Durante il consiglio comunale "nessuna presa di distanza"; nella riunione riservata successiva, le sue dichiarazioni antimafia "furono solo di facciata" e "necessarie per proseguire il mandato". E, "nonostante fosse stato sconsigliato", lui "scese in piazza a ringraziare i cittadini intervenuti". Ed ecco un successivo collegamento: anni dopo, Francesco Grande Aracri, in carcere per ‘Grimilde’, intercettato il 29 settembre 2021, invocò la presenza dei propri parenti in piazza come "prova dell’estraneità" di tutta la sua famiglia alla ‘ndrangheta: "Mi devi trovare la giornata ‘Noi contro tutte le mafie’ dove i miei figli erano in prima fila, perché io ho prodotto un faldone di carte così...". E la figlia Rosita: "Sì, c’è il giornale". Anche il figlio Salvatore Grande Aracri, condannato in via definitiva per mafia in Cassazione, rito abbreviato, citò l’episodio, il 24 gennaio 2022, "come prova di innocenza". Poi il padre Francesco, durante l’udienza di ‘Grimilde’ del 18 luglio 2022: "I miei figli erano in prima fila per manifestare e finché il buon Dio non ci chiama lo gridiamo al mondo che combattiamo la sporca mafia".