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4 mag 2022

Brizzi aiuta i bambini ucraini arrivati nella Bassa

L’associazione "Fuoriclasse" fondata dallo scrittore bolognese raccoglie fondi per progetti sportivi estivi dedicati ai giovani profughi

Lo scrittore bolognese Enrico Brizzi ha fondato l’associazione sportiva Psicoatleti nel 2004
Lo scrittore bolognese Enrico Brizzi ha fondato l’associazione sportiva Psicoatleti nel 2004
Lo scrittore bolognese Enrico Brizzi ha fondato l’associazione sportiva Psicoatleti nel 2004

di Luca Orsi

Cento palloni e cento divise sportive per altrettanti bambini ucraini rifugiati in Italia. È l’obiettivo della raccolta fondi online ‘Fuoriclasse Sport e inclusione per i bimbi ucraini’ – fino al 31 maggio sulla piattaforma di crowdfunding ‘Ginger’ – ideata da Psicoatleti, associazione sportiva dilettantistica fondata nel 2004 dallo scrittore bolognese Enrico Brizzi. E garantire sulla gestione del ricavato saranno proprio gli otto Comuni dell’Unione della Bassa.

Brizzi, come sta andando?

"Molto bene. Nei primi tre giorni siamo già al 61% dei tremila euro fissati come traguardo".

Supererete la cifra prevista?

"Me lo auguro. Le premesse ci sono tutte".

Nel caso, come impiegherete il surplus?

"Compreremo altri palloni, maglie, calzoncini e pettorine da regalare ad altri piccoli rifugiati".

Palloni da calcio?

"Non solo. Anche da basket, rugby e pallavolo".

Come è nata l’idea?

"Con gli amici dell’associazione abbiamo pensato ai tre lunghi mesi estivi che, finita la scuola, aspettano questi bambini. Strappati alle loro case, alla loro normalità, ai loro amici, finiti in un Paese straniero, a volte soli, si troveranno di fronte a una stagione che rischia di essere alienante e angosciante. Per questo sarà molto importante il ruolo dei centri estivi".

Perché palloni e divise?

"Abbiamo pensato a noi da bambini, quando avevamo otto-dieci anni. Lo sport era una lingua internazionale, la più semplice per conoscere altri coetanei. Non importava parlarsi, bastava dare qualche calcio a un pallone, fare due tiri a basket. Ed è ancora così".

In questi mesi si sono raccolti cibo, farmaci, denaro. Mai, forse, palloni.

"È un problema che fra noi psicoaltleti ci siamo posti. Di fronte a bisogni giganteschi, parlare di palloni e divise può sembrare perfino imbarazzante. Si tratta di una briciola. Ma crediamo che l’inclusione dei bambini si realizzi, oltre che a scuola, anche e soprattutto con il gioco".

Chi gestirà il ricavato della raccolta fondi?

"Noi, attraverso Ginger, ci occupiamo della raccolta. Garanti dell’operazione sono gli otto Comuni dell’Unione Bassa Reggiana, che ospitano cento minori ucraini, accompagnati e non, attraverso associazioni del territorio individuate dalla Prefettura. Il progetto sarà quindi gestito operativamente da una decina di associazioni sportive, che gestiranno i centri estivi".

Perché avete scelto di partire dalla Bassa Reggiana?

"Abbiamo sfruttato il contatto diretto con una delle nostre socie, Elena Gamberini, che è direttore dell’Unione di Comuni".

Se supererete la cifra fissata, coinvolgerete nel progetto altri enti locali?

"Abbiamo già contatti con l’amministrazione comunale di Bologna. Vedremo a bocce ferme".

Come si partecipa al crowdfunding?

"Basta andare sul sito di Ginger: www.ideaginger.it e cercare il progetto Fuoriclasse".

Come si può contribuire?

"Si parte da un contributo minimo di cinque euro. Da qui in su, tutto è ben accetto. Fino all’ultimo centesimo raccolto sarà speso per l’acquisto del materiale sportivo da consegnare ai ragazzi".

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