Reggio Emilia, 5 giugno 2015 -  Un tuffo nella storia, quella che ci tocca da vicino. Per raccontare questa vicenda è però necessario raggiungere la Grecia e immergersi nello specchio d’acqua di fronte a Corfù. E’ come salire su una macchina del tempo. Con la scoperta di un velivolo fabbricato a Reggio più di 80 anni fa, la quiete sottomarina accarezzata da correnti e pesci, lascia intuire l’inferno di una battaglia. Già, perché a 45 metri di profondità è nascosto un raro caccia Reggiane, perduto durante un’azione di guerra. “Stavamo raccogliendo dati che riguardano gli aerei fabbricati dalle Reggiane scomparsi in azione nel Mediterraneo durante la Seconda guerra mondiale, quando ci è arrivata questa segnalazione arricchita da immagini», spiega Adriano Riatti, curatore dell’archivio digitale Reggiane, conservato nella mediateca dell’università di Reggio e Modena. «Arriva da un sub che a Corfù ha individuato un relitto, dalle immagini pare in buone condizioni, la parte posteriore lascia intuire un Re2002, che aveva i profili del timone e degli alettoni inconfondibili». La scoperta è avvenuta grazie a Chris Simatis, un giovane sub locale titolare di Ocean, negozio specializzato in attrezzature per immersione e escursioni di diving. E’ stato lui a mettere gli Indiana Jones reggiani sulle tracce del velivolo scomparso. La preziosa documentazione fotografica da ieri arricchisce l’archivio di viale Allegri. Le immagini mostrano il relitto adagiato sul fondale. La sostanziale integrità permette di fare una prima ipotesi sulle cause della caduta. Il pilota potrebbe aver tentato un ammaraggio a causa di un guasto. O forse per i danni subiti in un duello fra le nuvole. L’intento era quello di avvicinarsi il più possibile all’isola e ammarare, per poi mettersi in salvo sulla terraferma.

Oppure essere soccorso in acqua da un’imbarcazione di pescatori. Più difficile stabilire la data dell’evento. I caccia Re2002, conosciuti anche come Ariete, sono stati frequentemente utilizzati dal 1942. La Regia aeronautica li ha prima impiegati nello scacchiere greco-albanese, poi per contrastare nel Mediterraneo gli Alleati e arginarne lo sbarco in Sicilia. Alcune delle basi di partenza per le battaglie tra cielo e terra erano in Puglia, fra cui Salsola (Foggia). E’ plausibile che il velivolo sia decollato da lì verso l’ultima missione. Ma non è scontato, perché dopo l’Armistizio del 1943, alcuni esemplari passarono ai Tedeschi, mentre altri entrarono a far parte delle forze Alleate. Insomma, una geografia fatta di acciaio, fuoco e morte, molto ampia e tutta da chiarire. “Consulteremo gli archivi militari per completare la documentazione su questo caso e si sta pensando a un viaggio nel luogo del ritrovamento, per studiare da vicino il velivolo, perché questa è un’occasione preziosa che si pone in scia del ritrovamento di Portovenere di qualche anno fa», sottolinea Adriano Riatti. Una storia che va oltre l’aspetto storico e industriale per sfociare nella componente umana. Potremmo infatti conoscere la sorte del pilota del velivolo fabbricato in via Agosti. Insomma, un «cold case» bellico, la cui risoluzione è prevista a casa nostra.