Lepre in un prato in una foto Ansa
Lepre in un prato in una foto Ansa

Reggio Emilia, 16 dicembre 2015 - Tornano a colpire gli animalisti. Qualche giorno fa un blitz in un allevamento di Canossa, al termine del quale sono state liberate un migliaio di lepri da selezione. Quelle che servono tra l’altro anche per l’addestramento dei cani da caccia. Ieri mattina alla redazione del Carlino è stata recapitata una lettera scritta al computer e firmata dall’Alf, Animal Liberation Front, con la quale viene rivendicato il blitz (LA LETTERA).

Sulla vicenda indagano i carabinieri di San Polo assieme ai colleghi del reparto operativo che hanno provveduto anche a sequestrate la missiva contenuta in una busta bianca. I militari dell’Arma - è già assodato che le lepri sono state liberate - dovranno ora accertare in primo luogo se in effetti la rivendicazione sia effettivamente da attribuirsi all’Alf, sigla di rilievo nella galassia animalista (nel parliamo a parte). Un lavoro basato essenzialmente sull’analisi del testo rispetto al tradizionale modus operandi dell’Alf. E ovviamente un aiuto per risalire ai responsabili lo potranno dare eventuali impronte digitali.

Tornano comunque in primo piano nella nostra provincia vicende legate agli allevamenti dopo il caso della Morini di San Polo che allevava beagle e altri animali destinati alla vivisezione. Preso di mira stavolta l’allevamento Casa Boschi di Canossa. Nella lettera si dice che ilo blitz è stato fatto in questi giorni perché la caccia e finita e gli animali liberati non sarebbero stati preda dei cacciatori.

«Buona parte della selvaggina viene appositamente allevata per essere liberata poco prima di essere predata. Un doppio destino di violenza tocca a questi animali nel corso della loro breve vita». Poi gli animalisti criticano in modo deciso la caccia sostenendo che fra le altre cose: «Crea scompensi e danni ambientali». Hanno spiegato di aver scelto questo periodo per il loro blitz perché oltre al fatto che la caccia è chiusa, la stagione è ancora buona e gli animali liberati hanno la possibilità di trovare cibo. E raccontano il loro raid.

«Al limite del bosco dove si affaccia la recinzione di Casa Boschi – si legge – regnava un gran silenzio.. Abbiamo tagliato una buona parte di recinzione esterna perché si aprisse un varco. Siamo entrati ed abbiamo aperto le file di gabbie (circa un centinaio)». In questa struttura che si trova nelle colline di Canossa si allevano lepri autoctone selvatiche. 

«Temevamo – si legge nella lettera di rivendicazione - che la reclusione le avesse rese lente e confuse, ma la prontezza con sui si sono dirette nel bosco ci ha fatto capire che per tutto il tempo che sono state rinchiuse in piccole gabbie affollate hanno conservato zampe capaci di quel balzo lunghissimo verso la libertà».