Don Orlandini, parroco e presidente della Fondazione proprietaria della struttura
Don Orlandini, parroco e presidente della Fondazione proprietaria della struttura

Reggio Emilia, 23 giugno 2020 - Sono 18 i morti che dovranno essere sottoposti ad autopsia, 18 anziani sulla cui scomparsa e sul possibile legame con l’emergenza Coronavirus si vuole fare definitiva chiarezza sul piano giudiziario, a partire dalle cause che li ha portati alla scomparsa, nella casa della carità ‘San Giuseppe’ di Montecchio, e su eventuali responsabilità di altri. Sono tutti e 18 venuti a mancare nel pieno dell’allarme Covid che potrebbe aver falcidiato anche le loro vite. È questa una delle ipotesi che la Procura reggiana - che in tutti questi mesi ha coordinato il lavoro del Nas (Nucleo antisofisticazioni) dei carabinieri di Parma - sta cercando di verificare e per la quale ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di cinque persone.

Due le ipotesi di reato formulate dal pm Piera Giannusa: omicidio colposo (articolo 589), oltre a delitto colposo contro la salute pubblica (articolo 452 del codice penale), secondo cui chiunque sia riconosciuto responsabile di aver causato un’epidemia (ai sensi dell’articolo 438) è punibile con la reclusione da uno a cinque anni.

A ricevere gli avvisi per i presunti fatti commessi dal 1 febbraio all’11 aprile, legati all’effettuazione dell’autopsia, don Angelo Orlandini , 60 anni, parroco di Montecchio. E poi Fabrizio Bolondi , 54 anni, di San Polo, direttore della struttura, e la dirigente Beatrice Golinelli, 47 anni, pure lei di San Polo. Oltre ad Andrea Muzzioli , 51 anni, di Modena, responsabile del servizio di prevenzione e di protezione e il medico competente del lavoro, esterno, 68enne di Reggio, Paolo Formentini .

Il pm Giannusa ha deciso di disporre un accertamento tecnico irripetibile, "utile ad accertare sia le cause delle morti sia il nesso causale tra le disposizioni anti Covid e i decessi". E ha nominato ieri come consulente tecnico Alessandra Bergonzini, medico legale di Ferrara, che dovrà fare l’autopsia: si farà dunque luce sia sul motivo dei decessi, sia sul legame con l’eventuale inosservanza delle norme contro il virus.

Ora gli indagati e le famiglie delle vittime potranno a loro volta nominare difensori e consulenti di parte. L’avvocato Emilio Stagnini, che tutela don Orlandini, preferisce non rilasciare dichiarazioni: "È un momento molto delicato". L’avvocato Nino Giordano Ruffini, che assiste Bolondi e Golinelli, annuncia le prime contromosse: "Abbiamo piena fiducia nell’operato della Procura. Il processo accerterà l’estraneità alle contestazioni per i miei due assistiti, in quanto la struttura, di fronte all’emergenza sanitaria, ha operato al meglio per la salvaguardia degli ospiti - afferma il legale -. Intanto abbiamo chiesto l’incidente probatorio, in modo che ogni accertamento tecnico sia svolto con la garanzia del contradditorio, davanti al giudice per le indagini preliminari. A nostro avviso non c’è alcun collegamento tra le morti e il mancato rispetto delle norme sul Covid".