Caso Padovani, niente Rems: "È abbastanza in salute. Deve rimanere in carcere"

Omicidio Matteuzzi, il giudice rigetta l’istanza del difensore del killer. Ora la parola ai periti. In aula il 20 novembre, per discutere della sua lucidità durante il delitto della ex.

Caso Padovani, niente Rems: "È abbastanza in salute. Deve rimanere in carcere"

Caso Padovani, niente Rems: "È abbastanza in salute. Deve rimanere in carcere"

di Federica Orlandi

Giovanni Padovani resterà nel carcere, benché sotto osservazione psichiatrica, e non verrà trasferito nel reparto Rems vero e proprio della casa circondariale di Reggio Emilia in cui è detenuto. Così il presidente della Corte d’assise che sta giudicando il processo al ventisettenne, che risponde dell’omicidio a martellate, calci, pugni e colpi di panchina della ex compagna bolognese Alessandra Matteuzzi, 56, il 23 agosto dell’anno scorso, ha respinto l’istanza presentata dall’avvocato difensore del giovane killer, l’avvocato Gabriele Bordoni.

"Come rileva il pm, il trasferimento in una Rems presuppone l’accertamento di un’infermità psichica e della pericolosità sociale (del detenuto, ndr), riguardo le quali sono in corso specifici accertamenti peritali e allo stato non vi sono elementi disponibili per poter opinare il mutamento del titolo restrittivo da cautelare carcerario ad applicazione provvisoria di misura di sicurezza", illustra dunque il giudice. Inoltre, prosegue il presidente Pasquariello, "dalla relazione trasmessa" nei giorni scorsi "dall’équipe sanitaria carceraria non risultano segnalati profili dai quali inferire l’incompatibilità dell’attuale regime carcerario di Giovanni Padovani con le sue condizioni psicofisiche".

Proprio della perizia psichiatrica di Padovani i tecnici incaricati dalla Corte dovranno discutere alla prossima udienza, fissata per il prossimo 20 novembre. Il quesito cui dovevano rispondere questa volta i tre esperti nominati dalla Corte – lo psichiatra Pietro Pietrini e il neuropsicologo Giuseppe Sartori, con l’ausilio della psicologa Cristina Scarpazza per la somministrazione dei test psicometrici – era sulla capacità di intendere e di volere di Padovani al momento del delitto. Dopo che, nei mesi scorsi, avevano già stabilito come l’imputato si trovasse nelle condizioni psicofisiche adeguate ad affrontare un processo a proprio carico. Anche le parti hanno nominato propri consulenti: tra gli altri, le parti civili, con gli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini per la sorella, la madre e i nipoti della vittima, hanno nominato lo psichiatra Sergio Isacco e lo psicologo testista Marco Samory; per Padovani invece l’avvocato Bordoni ha confermato lo psichiatra torinese Alessandro Meluzzi e la psicologa Cinzia Gimelli. La Procura, con il procuratore aggiunto Lucia Russo e i sostituti Francesca Rago e Domenico Ambrosino, aveva nominato già ai tempi della prima perizia il dottor Alessio Picello.

Dopo colloqui a quanto si apprende piuttosto turbolenti con il detenuto, le considerazioni finali dei periti dovrebbero essere depositate ai giorni (la norma le richiede almeno una settimana prima dell’udienza in cui dovranno essere discusse). Solo quelle potranno chiarire le condizioni dell’ex modello e calciatore in quella tragica sera d’estate di più di un anno fa, quando massacrò la ex che già l’aveva denunciato per stalking. Padovani, che fu arrestato immediatamente dalla polizia e si trova in carcere dalla sera stessa dell’assassinio, deve infatti rispondere di omicidio aggravato da premeditazione, stalking, futili motivi e legame affettivo pregresso con la vittima.